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San Pompilio e la Divina Misericordia


   
di Padre Serafino Perlangeli aSP
La misericordia di Dio è il suo immenso amore verso di noi, nonostante le nostre infedeltà.
S. Pompilio dà grande risalto, magnificandola, alla  liberalità, alla predisposizione e benignità della divina Misericordia, soprattutto nel contrasto stridente, nelle contrapposizioni antitetiche, talvolta accorate,  tra l’infinita bontà e santità di Dio e la non corrispondenza della creatura umana, che rende infruttuoso l’Amore di Dio e la sua premurosa cura  e volontà salvifica, per cui si richiede da parte nostra attenzione, considerazione, riflessione e  conversione.
Con S. Bernardo infatti, che parafrasando i versetti 5-6 del Salmo 120/119, si considerava un albero infruttuoso e senza frutta, quantunque dalla misericordia divina così amorosamente coltivato, geme ed esclama: misero me, ah mio Dio! E che sarà di me, quando, nel render conto, Voi mi domanderete l’uso che ho fatto delle vostre misericordie? Finora posso dire: ho abitato con gli abitanti di Cedar, cioè: ho abitato la terra deserta, senza acqua, senza coltura, senza cavare nessun
frutto da tante vostre misericordie, da tanto amore, da tante buone  occasioni. E questo a causa del mio amor proprio. O’ quanto sta radicato in me l’amore di me stesso.  O’ la volontà mia sta in me ancora, e come posso fare frutto? O’ Dio,  trapiantate questa pianta dell’anima mia in altro suolo, acciocché possa rendersi fruttifera. Sradicate l’amore di me stesso e la mia volontà. L’amore vostro e la vostra volontà siano radicati in me, affinché divenga fruttifero alla rugiada fecondatrice delle vostre grazie e delle divine vostre misericordie, intercedente la Gnora, madre di misericordia
(cf lett 51 e M. Monti, l’Anno Sacro a Maria, pp. 425-26).
Per essere fruttuosa, però, la misericordia divina bisogna che l’anima sia amante delle spine, afferma S. Pompilio, perché la via del Signore è spinosa, e non si può servire Dio e fruire della sua misericordia, senza patire. E’ necessario che l’anima patisca e cammini bene in mezzo alle spine. La misericordia di Dio, poiché indica il rapporto intimo che unisce Dio alla sua creatura, porterà allora il  fedele alla mistica unione con lo Sposo divino, col quale sfogarsi nel proprio intimo, nel quale figurarsi di veder passeggiare l’Amante  celeste. Vederlo e adorarlo sempre nel proprio cuore quel sommo Bene, ed esclamare: o mio Sposo, o mio Amante, o mio Dio, o mio sommo Bene, e quando, quando questo cuor mio vi servirà per delizia?
E’ da osservare con quali sentimenti di amore l’anima innamorata si rivolge allo Sposo. Veramente con il salmista può e dovrebbe sempre poter dire: effonde il mio cuore liete parole (una dolce melodia), io canto (proclamo) al re il mio poema (nuziale) (Sal 45/44,2). Ma la realtà è diversa:
Si, vi sono stata di tormento, Amante mio caro, dolcezza increata, ah, vorrei esservi ora di sollievo, di bel conforto. Via su, dolce mio Sposo, dolce mio Dio, levate da me quanto vi dispiace; togliete da me quanto non ci volete; siete voi il mio Padrone assoluto, Dio mio e mio tutto, Dio mio; e voi solo, solo per me, ed io tutto per voi. Dio mio, eccelso mio Sposo divino, son pur vinta, son pur schiava del vostro Amore. Eccomi dunque nelle vostre mani, eccomi vostra in sì bel maneggio; eccomi tutta per voi. Si Sposo, si Dio, si, mio sommo Bene. Con queste proteste di fiducioso abbandono, lasciatevi portare da Dio, dalla divina Bontà, esorta S. Pompilio; e dopo aver adorato Dio con profondi atti di dolore, domandate perdono delle vostre ingratitudini, e cercate poi di starvene un poco in considerare le divine misericordie praticate con voi, e mille, mille volte desiderate esclamare con quelle parole: Misericordias Domini in Aeternum cantabo (Sal 89/88,2) e vi ci raccomanderete (cf lett II/2).

S. Pompilio afferma difatti con certezza e senza alcun dubbio, la presenza attiva ed efficace della Misericordia divina. Apri gli occhi, e vedi, o anima mia, dove ti trovi. Ti trovi in mezzo delle misericordie divine, e dal caro Gesù ti si mostra la via del Cielo. Egli va avanti colla Croce sua e ti  dice, che se vuoi guadagnare la gloria, lo seguiti secondo lo stato. Che dici? Le  misericordie ci sono che ti aiutano. La via è aperta avanti di te. Che fai dunque? Io non mi so servire degli aiuti divini, e me ne sto, come se non avesse da venire il giorno ultimo che mi intimerà il passaggio da questo mondo all’eterno. Ah Gesù mio, voi avete fatto tanto per me, e tanto fate alla giornata, via datemi adesso un forte stimolo a camminare dietro di voi (lett. 7 e 80).
Dio pensa a me, fa dire S. Pompilio alla sua penitente, ed io non penso a Dio. Ed esorta: Così, Figlia, pensate alla misericordia di Dio che ti fa stare nel mondo, alla bontà di Dio che ti dà tante grazie nel mondo; alla Provvidenza di Dio che a te bada nel mondo e che ha il pensiero di te (lett. 113). Si, io ricerco continuamente le divine misericordie, e crescono le vostre grazie, Dio mio, verso di me. Ma quale profitto mi apportano? Un giardiniere fatica intorno a una pianta: la vede crescere però, e coglie di quella il frutto a tempo suo. Ah Signore non vedesi frutto in me. Sarò tagliata e gittata nel fuoco. O’ caro Dio mio.  Figlia, le dice S. Pompilio, animo a correre per la via del cielo; e faticate, stentate, via su. Adesso è tempo (lett. 124). Ma non senza l’aiuto divino. Perciò, implorate:
vi prego e supplico, mio caro Dio, di non lasciarmi mai, mai  colla vostra Divina Misericordia, di non privarmi mai di quegli aiuti, delli quali ho ben io bisogno in mezzo alle tante e tante miserie di questo subdolo mondo. Deh, Signore, eccomi nelle vostre santissime mani, eccomi consegnata a voi povera e misera creatura qual sono. Vostra mi dichiaro di voler essere nel mondo in tutto il corso di quegli anni, che voi mi darete a vivere, e vostra voglio essere nell’eternità, per eternamente ringraziarvi del quanto voi abbiate misericordiosissimo ben compartito a me con tanti aiuti vostri,  con tante vostre belle grazie, con tanta bontà vostra, clementissimo mio Dio, Uno e Trino (lett.127).
Un Dio tutto misericordia per me; ed io ne abuso. Un Dio tutto amabilità per me;  ed io non la stimo. Un Dio tutto bontà per me; ed io non ne faccio conto. Ah Figlia, considerate la misericordia di Dio, in quanto vi ha fatto per il passato; considerate l’amabilità di Dio, in quanto vi fa alla giornata; considerate la bontà di Dio, in quanto vi farà nell’avvenire, mentre è tutto propenso a favorirvi (lett. 134). Un Dio è tutto pieno di misericordia per perdonarmi; ma è pure pieno di giustizia per punirmi; ed io non mi risolvo e me ne sto sempre nella via delle passioni, che mi predominano. Un Dio è pieno di amore verso di me, ma insieme è pieno di odio verso i miei peccati, ed io non lascio di peccare, né aborrisco le strade di tante imperfezioni. Signore, eccomi ai vostri piedi. Fate di me, si di me, quanto vi piace, ma salvatemi questa povera anima. Chi sa, mio Dio, ove mi toccherà in eterno? (lett. 154).
Un Dio sempre dispensa misericordie, sempre sottoscrive grazie. Perché io non mi avanzo? Mi manca forse Dio? Ah! Io manco a voi, Signore caro; e non voi mancate a me. Caro Dio mio, e quando la mia incorrispondenza finirà? Deh, anima mia, ora è tempo di fare risoluzione (lett. 213).
Infatti il caro Dio sempre si mostra misericordioso con me, e potendomi castigare, mi  sofferisce e mi aspetta con pazienza e non tralascia darmi tutti gli aiuti necessari. O’ Dio mio, e non si muove questo cuore ad amarvi, dopo tante e tante vostre amorevolezze. E’ un cuore assai duro il mio. Movetelo voi colla vostra grazia (lett. 247). Ci si ricerca, Signore, un miracolo della vostra misericordia divina per salvarmi (lett. 252). Animo adunque, e con tutta fiducia ricorrete sempre alla misericordia divina, che quantunque non ce la meritiamo per averne fatto poco conto, pure colla intercessione di Maria (Madre di Misericordia), o’ quanto è pronto un Dio a compartircela. Un Dio ha usato con me ogni misericordia; io ho usato con esso ogni atto vile di infedeltà. Ah Signore, pietà e se degna mi avete fatta della misericordia e dell’amore vostro tanto grande, deh non mi abbandonate; trionfate di me, salvatemi. Amen (lett. 271). La Misericordia di Dio è più grande delle debolezze e resistenze umane: essa trionfa sempre, nonostante tutto.