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San Pompilio Maria Pirrotti
delle Scuole Pie
Apostolo delle Scuole Pie

di P. G. RICHETTI d.S.P.
Il Pirrotti e il Calasanzio.

S. Pompilio Maria Pirrotti è discepolo di S. Giuseppe Calasanzio ed ha con lui tale affinità di spirito e di vita che risalta, fra i Religiosi santi delle Scuole Pie, come la Copia fedele e genuina del grande Educatore.
Il Pirrotti è il primo dei suoi Figli a godere dei massimi onori degli altari, perchè primo a realizzarne appieno la virtù eminente ed eroica.
Primato glorioso fu il suo, cui egli giunse attraverso eventi e circostanze così identiche alla vita del Calasanzio che rivelano, evidentemente, particolare disposizione della Provvidenza.
La giovinezza incontaminata, trionfante su quanto a lui ostacolava il seguire docilmente la voce di Dio, l'attività instancabile nella scuola fra i giovani e nella società, fra i bisognosi ed i miseri, il rinnovarsi continuo di prodigi e miracoli segnalati e notori; l'insieme di persecuzioni crudeli che l'invidia mosse e ch’egli con animo mite sopportò e superò..., fanno di lui, come di S. Giuseppe Calasanzio, un esemplare di Giovane Santo, Santo Maestro ed Educatore, Apostolo, Taumaturgo, Martire... e Protettore e Padre di quanti sono tribolati ed afflitti!
Una nota, tuttavia, spicca sopra ogni altra in San Pompilio Pirrotti: la nota di «Apostolo del Regno di Napoli» e particolarmente «degli Abruzzi», perchè quivi, per molti anni, effuse in special modo i tesori della sua carità e del suo ministero sacerdotale tra le folle che lo seguivano.

«L'età che fu sua».

Apostolato assai vasto e arduo che accomuna il Pirrotti ai grandi Banditori della dottrina morale evangelica!
Apostolato importante per la sua fecondità ed efficacia, quanto necessario per i bisogni dei tempi, nei quali il nostro Santo lo svolse. La sua vita e la sua opera cominciò e si chiuse fra il primo e il terz'ultimo decennio di quel secolo XVIII che, risentendo ancora dei frivoli costumi del secolo precedente, dovette assistere al dilagare di nuove teorie propugnatrici di una libertà in ogni campo funesta. Il Giansenismo, col pretesto di un male inteso rispetto a Dio, da Dio allontanava le anime, invadendo ovunque con subdole arti anche le menti più elette. L'Assolutismo di Stato, mirando ad asservire la Chiesa ai Sovrani laici, ne alterava la divina costituzione. Nel Regno di Napoli, campo dell'attività del Pirrotti, esso ebbe, sotto Carlo III e sotto Ferdinando IV, in Bernardo Tannucci un ardito fautore, il quale senza ritegno veniva attuando quelle riforme ostili alla Sede Apostolica, che Pietro Giannoni aveva nei suoi scritti audacemente propugnate. E insieme, le teorie dei liberi pensatori generavano quello spirito di incredulità e indifferenza religiosa, che doveva portare all’apostasia della morale, della politica, della scienza, in una parola, all’apostasia dell'intera moderna società, dalla Fede Cattolica.
Gli sforzi del Santo Scolopio saranno appunto rivolti a riparare i danni che codesti deleteri principi già avevano, anche fra noi, cagionati e ad impedire ch’essi diventassero più grandi e più gravi.
Combatterà sopra tutto lo spirito Giansenistico con le armi efficaci delle devozioni al S. Cuore di Gesù e al SS. Sacramento, col S. Rosario, con l’insegnamento della Dottrina Cristiana..., sulla cattedra, come nel confessionale e sul pergamo, nulla curando le ire indegne e le ingiuste persecuzioni che gli invidiosi, infetti forse dalle rigide dottrine, e la Corte, sospettosa e dispotica, scateneranno contro la sua attivita benefica.


Fortezza e candore.

Alla Santità e alla Missione apostolica il Pirrotti ebbe, possiam dire, una vocazione nativa.
La giovinezza, fiorente di pietà e di candore e sempre ingegnosa nel trovar modo di istruire i coetanei fanciulli non meno che di beneficare i poverelli, come rivelò il futuro seguace del Calasanzio che «fanciullo, ammaestrava i fanciulli» della sua Peralta, così preparò in lui lo Scolopio e il Padre dei bisognosi.
Egli nacque a Montecalvo Irpino (AV), nell’Arcidiocesi di Benevento, il 29 settembre 1710, da una famiglia distinta che, per programma di vita, aveva nello stemma il motto: «Honor et virtus in domo Pirrotti semper. L'onore e la virtù sono ereditari nella famiglia Pirrotti!»
E all’onore e alla virtù fu educato, con risultati lusinghieri e promettenti, accompagnati anche da fatti che apparivano, per la sua età, straordinari.
La pietà tenera e grande gli ispirava penitenze e devozioni singolari. Spesse volte, al mattino, quelli di casa trovavano intatto il suo letto come l'avevano lasciato la sera innanzi, perchè il giovinetto aveva preso riposo sulla nuda terra o sulla predella dell'altare, nell'oratorio domestico, sotto lo sguardo protettore della Vergine! Spesso anche, egli si faceva rinchiudere di notte, nella pubblica chiesa, e dopo amorose preghiere a Gesù in Sacramento, vinto dal sonno, riposava tranquillo ai piedi dell'altare! Né minor meraviglia ci reca lo spirito profetico ch’egli manifestò circa la sua vita futura. Avendo trovato una volta per la casa un’immagine della Vergine abbandonata, corse a consegnarla alla mamma e predisse che quella immagine avrebbe avuto un giorno grande venerazione: …si esporrà su di un altare, al quale io dirò Messa! L 'avveramento del fatto provò, solo dopo molti anni, come quelle parole contenessero una vera profezia, ma fin d'allora ciò intravide la madre e tutto conservò nel suo cuore.
Col crescere degli anni, crebbe nel Pirrotti l'amore alla virtù e al bene. Nel paese natio è vivo ancora il ricordo del giovane studente, quando per le vie, al suono di un campanello, riuniva attorno a sé i fanciulli per insegnare loro il catechismo e le verità apprese alla Chiesa o alla scuola, e quando, sorridente, distribuiva ai mendicanti non solo quello che riceveva per sua ricreazione, ma anche le proprie vesti.
Opere di bene non dovute unicamente al naturale buon cuore, ma cercate come sorgente di meriti e insieme come impiego santo di forze che le insidie dell’età e degli studi potevano esporre a gravi pericoli morali. Ma più ancora l'illibatezza così integra e costante del giovane Pirrotti era conservata ed invigorita dal «Pane dei puri e dei forti», dalla S. Confessione frequentata come la scuola più di tutte efficace alla perfezione, da Spirituali Esercizi ispiratori di propositi eroici e da mortificazioni che crescevano di fronte al cresciuto pericolo e che ci fanno stupire per la loro assiduità e rigidezza.


Fuga eroica.

Tale energia di carattere, non certo comune, rifulse mirabilmente quand’egli effettuò la sua decisione di lasciare il mondo insidiatore e di entrare nell’Ordine delle Scuole Pie.
La vocazione ormai certa e provatali era impedita dal padre che non era affatto rassegnato all’'abbandono del figlio, il cui fulgido mattino prometteva così raggiante meriggio. Ma il Santo, come già il Calasanzio in identica circostanza, soffre, prega... e vince. Senza esitazione, una notte egli fugge di nascosto a Benevento, nel Collegio dei Padri Scolopi. Scrive al padre per giustificare il suo atto, una lettera filialmente rispettosa, ma risoluta e forte: Non stimerete, mio carissimo padre, per mancanza alcuna la mia fuga, senza vostra licenzia, poiché nell’Evangelo è scritto che, se il padre si ponesse sopra la soglia della porta per impedire al figlio di fuggirsene a servire a Dio, il figlio può senza alcun peccato calpestarlo e fuggirsene al servizio di Dio.
La fuga segnò la completa vittoria: il padre acconsentì, ed il 2 febbraio 1727 egli, a 17 anni, poté vestire l'abito scolopico e cominciare, a Napoli, il suo Noviziato.


L'Educatore Scolopio. 

La vocazione alle Scuole Pie, Ordine per propria missione improntato all’insegnamento, dava possibilità al Pirrotti di realizzare quella che era stata sempre l'aspirazione sua più forte: educare i giovanetti nel timor santo di Dio, istruendoli di pari passo nell’umano sapere.
Ma innanzi, conforme alle Regole dell’Istituto, egli si dovette formare per più anni con lungo studio e grande amore, nelle lettere, nelle scienze, nella filosofia e, particolarmente, nella teologia, della quale manifestò la conoscenza profonda soprattutto nella predicazione e nei tre anni che insegnò a Chieti e a Roma ai Chierici Scolopi. Ordinato sacerdote a 24 anni dal vescovo di Brindisi, il 24 marzo 1734, egli entra nella scuola maestro ed educatore formato.
L'amore del Calasanzio alle giovani anime si vide trasfuso nel nostro Santo assieme al metodo sapientissimo posto dal Fondatore delle Scuole Pie a base di ogni cristiana educazione. Il metodo cioè che Cristo c'insegna nel suo Vangelo; il metodo dell’amore, che ridotto in seguito a sistema e chiamato «preventivo», costituirà la gloria di Don Bosco Educatore.
S. Pompilio Pirrotti, continuando la tradizione scolopica, ottenne con esso risultati mirabili di bene. Con l’esortare alla Confessione e - pur in tempi di gran diffusione delle teorie giansenistiche - alla Comunione frequente, anzi quotidiana, preveniva nei giovani le occasioni della colpa, sanava ferite già riportate, sollevava a costumi puri ed angelici...!
E pura ed angelica era la sua condotta di educatore.
Al fascino della sua bell’anima andava congiunta la virtù di scrutare il cuore dei discepoli anche assenti e lontani, di guarirli infermi, di moltiplicare per essi oggetti sacri e regali..., ond’è che di continuo per le vie come nella scuola, il Maestro era circondato da stuoli di fanciulli che lo amavano e dicevano Santo.


Maestro e Superiore. 

Di non minore efficacia, fu l’insegnamento delle scienze sacre e profane.
La cultura vasta e profonda del Santo, ben nota nell’Ordine e fuori, lo faceva stimare dal P. Edoardo Corsini, Generale delle Scuole Pie e grande letterato, come uno dei migliori insegnanti dell'Istituto Scolopico in Italia, e nominare dai Superiori Napoletani «Prefetto delle Scuole» e Professore di belle lettere successivamente in Turi, Francavilla, Ortona, Anzano, Chieti e Lanciano, nei primi dieci anni del suo Sacerdozio. Possono confermare tale stima gli scritti di lui che, sebbene non abbiano diretto intento letterario, per essere esclusivamente ascetici e mistici, pure rivelano singolari doti d'intelligenza e pregi di forma. Certe pagine che con spontaneità ed evidenza scultorea esprimono il concetto nelle più velate sfumature, certi tratti che s'innalzano ad eloquenza alta ed ispirata... ben possono accostarlo ai nostri Santi che godono fama di buoni letterati.
Quale il Maestro, il Superiore. Poichè, oltre la direzione delle scuole, il Pirrotti ebbe anche per dieci anni, come Maestro dei Novizi, la direzione dei Chierici dell’Ordine, a Napoli. Fu quindi, per desiderio dello stesso Carlo III, Rettore del Collegio di Manfredonia; infine, Rettore a Campi Salentina e Assistente Provinciale, imprimendo ovunque nuovo vigore e nuovo impulso alla pietà ed alle lettere.


Potente Evangelizzatore. 

Ma non fu la Scuola l'unico campo del suo operare. Le Scuole Pie esplicano sì, come principale apostolato, l'insegnamento, ma nessuno escludono di quei pii ministeri che senza impedirlo, possono ad esso aggiungersi e, primi, i ministeri sacerdotali.
S. Giuseppe Calasanzio stesso ciò aveva approvato col proprio esempio, alternando alle occasioni, l'istruzione con le opere più varie di carità sociale, che ne resero più cara l'Istituzione e mostrarono in lui il continuatore di Filippo Neri nella rigenerazione dell'Urbe.
S. Pompilio Pirrotti imitò anche qui il Padre fondatore e, autorizzato dai Superiori anche a lasciare la scuola, estese nel Regno di Napoli il suo apostolato ad ogni ceto del popolo cristiano.
Al rigorismo giansenistico egli oppose lo spirito vero di Gesù Cristo, che è spirito di amore, non risparmiando fatiche gravi e diuturne per rigenerare al bene i peccatori, per mantenere devoti alla Chiesa le popolazioni e diffondere la dottrina evangelica ove pareva meno nota e meno praticata. Non c’era in lui severità esagerata, dannosa anche alle anime più fedeli: ma una tenerezza singolare attirava i cuori che si aprivano e mutavano sentimenti e abitudini di vita.
Il confessionale, abitualmente assiepato, e le chiese e le piazze ove predicava, sempre gremite di uditori, dicono il valore del suo Apostolato.


«L’Apostolo degli Abruzzi». 

Maggiormente si dedicò alla predicazione, con uno zelo insuperabile, percorrendo senza riposo né tregua, le città e i villaggi del Napoletano, delle Puglie, deg1i Abruzzi...
Deg1i Abruzzi in special modo; perchè non vi fu paese, borgo o vallata, che non ascoltasse la sua parola potente nell’istruire ed esortare, nell’illuminare e trascinare al bene..., si che fu meritatamente chiamato «L'Apostolo degli Abruzzi!».
Alto, emaciato per le penitenze ininterrotte e di straordinario rigore, col Crocifisso elevato, con l'eloquenza semplice, ma solenne anche nella veemenza della voce e nel gesto risoluto..., egli appariva ispirato da una luce sublime, e i suoi accenti risuonavano nell’interno delle coscienze come voce di Dio.
Così quando catechizzava i fanciulli; così quando dava Esercizi Spirituali ai Religiosi e al Clero; così quando parlava alle folle di conversione e di amore!
E le conversioni avvenivano e così numerose, che testimoniano da sole lo zelo dell’infaticabile Evangelizzatore.


«Miracoloso Santo di Napoli»

Col dono della parola il dono dei miracoli!
Tutta la vita del Santo Scolopio fu accompagnata da prodigi che si ripetevano lui presente o lontano, come potente approvazione divina del suo apostolico Ministero: predizioni di eventi futuri esattamente avverate; defunti richiamati alla vita; infermi sanati; segreti dei cuori, svelati; provvigioni e vivande, moltiplicate...!
Circondato un giorno da un vero esercito di fanciulli che chiedevano corone, egli prega e fa pregare la Vergine, e subito dalle tasche poco innanzi vuote trae fuori tante coroncine quanti sono i ragazzi da accontentare!
Un pargoletto, annegato precipitando in un pozzo profondo, è restituito alla madre dinanzi al popolo attonito, dalla semplice benedizione del Santo, che fa sollevare fino all'orlo le acque col piccolo vivo e sorridente!
A Campi Salentina, in tempo di carestia, con pochi pezzettini di pane egli sfama innumerevoli moltitudini di popolo, a lui accorrenti per cibo e soccorso!
A Lanciano, col suono improvviso delle campane convoca una notte, nel tempio, i fedeli ignari, e li invita a domandare alla Madonna lo scampo da un terremoto imminente. Poi sale sul pulpito...: mentre predica, fuori crollano le case e le mura, ma quei fortunati restano sani ed illesi!
Ciò spiega l'entusiasmo delle popolazioni del Mezzogiorno per il grande Apostolo. La sola notizia della sua presenza destava tale concorso di gente che interrompevano le occupazioni per accoglierlo ed ascoltarlo, da far temere disordini.
Ciò anche spiega come nella bella città partenopea, ove siffatte meraviglie si succedevano quasi senza interruzione, gli fosse dato il titolo di «Miracoloso Santo di Napoli!».
Ben ritraggono la sua virtù taumaturga i versi del Confratello poeta P. Giuseppe Manni:

                                   «...tu dei Miracoli
                                   il fonte nel povero saio,
                                   nella destra innocente recavi.
                                   Fuggiamo i morbi, fuggia la pallida
                                   Fame, e la morte rendea le giovani
                                   sue prede a ‘l passar del tuo nome,
                                   a ‘l passar che pareva trionfo!".


L'Apostolo del S. Cuore. 

Ma, oltre che alla vita santa, oltre che ai miracoli, l’efficacia della predicazione di S. Pompilio Pirrotti va attribuita a ciò che ne formava l'oggetto precipuo: l'amore di Cristo, l'amore della Vergine.
L'amore di Cristo di cui è simbolo vivo e vivificante il suo Sacratissimo Cuore.
Della devozione al Cuore di Gesù che, promulgata negli ultimi decenni del 1600, per ordine divino, da S. Margherita Alacoque, riempie oggi di luce e di conforto l'intera umanità cristiana, il nostro Santo comprese subito l'ineffabile eccellenza e la virtù portentosa per rigenerare il mondo.
Reca stupore l'opera vasta, indefessa ch’egli, fin dalla prima metà del secolo XVIII, svolse nel Mezzogiorno d'Italia dapprima, quindi nelle regioni centrali e settentrionali, per propagare il culto del Sacro Cuore, proprio allora che i Giansenisti fieramente l'impugnavano ed avversavano.
Con la predicazione, con gli scritti, con fondazioni di pie associazioni, egli portò molte popolazioni all'amore, alla riparazione, all’imitazione di Gesù Cristo. I soggetti delle sue prediche e discorsi che ci rimangono sono ripetutamente: l'Amore di Dio, di Gesù Cristo: il Cuore di Gesù Cristo; Gesù Sacramentato; l'ingratitudine verso Dio; il Dovere di convertirsi; l'offerta del nostro cuore al Cuore di Cristo...
Tutti i Venerdì, il Pirrotti soleva festeggiare privatamente e in pubblico il Cuore di Gesù.
Per divulgarne poi la devozione con risultati maggiori, fondò delle Congregazioni di pii fedeli, dette del S. Cuore e a Montecalvo ne introdusse il culto solennemente, predicando, ad invito dei Canonici della Collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo, una Novena preparatoria a una grande funzione in onore del Sscro Cuore.
Un prodigio palesò allora il compiacimento di Dio. Il giorno della festa, il Santo volle con sè a pranzo, in casa del fratello, il Clero e le Autorità. Gli invitati erano più di venti e le vivande preparate, per dieci soltanto. Visto l'imbarazzo dei parenti, il Pirrotti benedisse quello scarso cibo, e questo bastò per tutti, anzi tanto ne avanzò quanto era stato preparato!


La «Novena» e il «Mese» del S. Cuore. 

Su istanza di quei medesimi Canonici, egli scrisse una Novena sul S. Cuore: squisito gioiello che rivela a noi come in sintesi i teneri sentimenti di lui verso il Cuore divino. Se non è la prima Novena del genere, è certamente una delle prime scritte in Italia e nel mondo.
E fra i primi ancora l'Apostolo Santo scrisse Il Mese consacrato al S. Cuore di Gesù con trenta «Riflessioni» e preghiere spiranti una carità tenerissima e ardente.
Egli penetra in quel Cuore amoroso, e ne svela i tesori di grazia che è pace, misericordia e perdono, confidenza e speranza, fortezza e luce, felicità e gaudio, che è, in una parola, Amore!
Amore che a nessuno è negato, perchè a tutti vien rivolto l'invito: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi consolerò» (Mt. 10, 28).
Amore che chiede conversione al bene, riparazione della colpa, santità di costumi!
Amore che solleva alla comunanza dei segreti di Dio, che innalza alle vette della santità più eroica!
è la genuina devozione al S. Cuore!
Le rivelazioni di Gesù a S. M. Alacoque, ebbero così in S. Pompilio Pirrotti un interprete zelante e sicuro!


Misteri di amore. 

Egli cercava soprattutto di meditare e di far meditare l'amore immenso che il S. Cuore ci manifesta nel Natale, nella Passione e nella Eucaristia, realizzando in ciò a perfezione, lo spirito di S. Giuseppe Calasanzio.
Il Presepio, il Calvario, il Tabernacolo formavano le sue devozioni più care e più inculcate. Del S. Natale S. Pompilio scrisse anche una graziosissima Novena - devozione in quei tempi poco usata e quasi sconosciuta - e in essa insegna a soddisfare ogni giorno una brama di Gesù Bambino.
Alla Passione consacrava quotidianamente intere ore nelle pubbliche meditazioni e negli esercizi della «Via Crucis», dei quali due assai fervidi e pratici ne lasciò fra le opere scritte, e un terzo fra i ricordi suoi più vivi e commoventi. Il Giovedì Santo del 1746 a Fornavecchia in provincia di Chieti, dove predicava la Quaresima, il Santo fu visto con una corona di spine sul capo, una pesante croce di legno sulle spalle e catene di ferro ai piedi, condurre in processione ai Santuari vicini il Clero e il popolo, ricordando i dolori di Cristo Redentore e incitando a conversione e penitenza!
A Gesù Eucaristico - fin dall’infanzia sua delizia e suo amore - traeva le anime con la quotidiana Esposizione serale da lui introdotta; col suo fervore di angelo dinanzi al Tabernacolo e nella celebrazione della S. Messa; con l'incitare alla Comunione frequente, trovando così nuove industrie per stringere al Cuore di Gesù i cuori di tutti i fedeli.
A ciò era invito continuo il suo esempio, che avvalorava a sua volta le replicate esortazioni della sua parola, la quale, anche nelle poche espressioni che riportiamo, desunte dalle meditazioni del Santo, vibra in tutta la sua forza e in tutto l'affetto del cuore, donde sgorgava: Col cuore, sempre nel Cuore di Gesù! Là sia il caro nido...! Là si stiano le anime quando vogliono essere santificate e custodite! Dio nel cuore e il cuore in Dio si ha da ritrovare, acciocchè possa essere in giusta pace! Gesù brama ch’io gli stabilisca nel cuore un trono. Vuole ivi intronizzarsi e farsi conoscere per supremo Signore ! Oh! quanto è il trionfo di quell’amabilissimo Cuore di un Dio, per il tuo cuore, anima mia...!


«Ave, Pompilio!». 

Egualmente fervido, nel Santo Scolopio, l'amore alla Vergine. A Lei gli affetti più puri del suo cuore: e come usava chiamare Gesù Bell’Amante, così dava con predilezione il titolo di Mamma Bella a Maria Santissima. A Lei il fiore della sua eloquenza: e non v'è pagina, si può dire, dei suoi scritti che non esalti le grandezze della Madre di Dio!
A Lei i ricorsi più accorati e frequenti per vincere resistenze di peccatori, per ottenere grazie ed aiuti: e i fatti portentosi si ripetevano in premio al figlio devoto!
Ogni sera, a Montecalvo, egli passava dinanzi a un’effigie della Madonna collocata all’angolo della casa paterna e salutandola amorosamente Ave Maria, udiva distinta la risposta della Vergine: Ave Pompilio!.
In un pomeriggio d'estate, il Santo voleva dar da bere ad un operaio che, dopo un servizio faticoso, si era a lui presentato assetato e stanco. Ma io non ho vino - disse - bisogna pregare Mamma Bella. E mentre recitavano l’Ave Maria, videro scender dall'alto un canestrino con dentro una bottiglia e due bicchieri. Poco dopo, soddisfatto al bisogno, lo videro all’istante misteriosamente sparire!
Ciò accresceva nel Santo l'amore a Maria. Di Lei celebrava con cura le festività; le meditazioni che in tali circostanze faceva contengono le espressioni più delicate e commoventi. Devoto particolarmente del S. Rosario, lasciato dal Fondatore delle Scuole Pie, quale cara eredità ai Figli educatori, di esso egli si servì nelle fatiche dell’evangelizzazione, distribuendo migliaia di corone che egli stesso formava e spesso con un segno di croce moltiplicava, per soddisfare alle continue richieste. Né soddisfatto di onorare la Vergine con la parola e l'esempio, scrisse anche meditazioni ricche di pensiero e di pietà, che formarono poi l’Anno Sacro a Maria.


A colloquio coi morti. 

Singolarissimo inoltre fu del Pirrotti il culto alle Anime del Purgatorio: singolarissimo e per il grado di intensità della sua devozione e per le meraviglie - uniche nella storia dei Santi - che quella accompagnavano e infondevano negli altri.
Lo zelo - che nel suffragare quelle sante Anime già aveva dimostrato fin da sacerdote novello, quando direttore della Compagnia della Morte a Francavilla, estendeva le sue cure sacerdotali anche agli iscritti defunti - aumentò con l’aumentare del suo apostolato.
In sollievo dei ben finiti Spiriti nel 1754 volle istituire in Napoli una Confraternita col titolo Della Carità di Dio e con l'obbligo di procurare suffragi ai defunti, mediante Uffici, S.S. Messe, Esposizioni del SS. Sacramento, novene e ottavari dei morti, devozioni alla Vergine del Suffragio ecc. E le lunghe preghiere che in suffragio egli faceva nelle chiese e presso le tombe, si cambiavano spesso in veri inni di lode a Dio e alla Vergine, cui prendevano parte gli stessi trapassati! Spettacolo portentoso! Il Santo parlava con loro come coi vivi, alla presenza stessa del popolo che tutto osservava e udiva!
A Montecalvo, sulla tomba dei genitori stava a lungo a colloquio coi suoi e, nella chiesa del Purgatorio, recitava il Rosario con le Anime dei Morti che rispondevano in coro all’Ave Maria. Nella cripta della chiesa di S. Maria di Caravaggio in Napoli, quando pregava coi membri della Confraternita della Carità di Dio, andava in giro dinanzi agli scheletri esposti e, ponendo in bocca or dell’uno or dell'altro un pezzettino di pane, diceva: Oh questo si, che ha bisogno!. E voleva dire dei suffragi dei quali era simbolo quel pane.
Ovunque, passando davanti ai luoghi di sepoltura, recitata in ginocchio qualche preghiera, soleva dire levandosi: Sia lodato Gesù e Maria! E rispondevano i morti: Ora e sempre.
Sembrano leggende! Ma i testimoni veridici che affermarono tali fatti con giuramento nei Processi del Santo porgono ben valide ragioni al nostro assenso più pieno.



Condanne. 

La carità del S. Cuore che, venuto a cercare i peccatori, fra gli uomini passò la vita beneficando, e la carità di Maria che è dei peccatori Rifugio e Madre, ispirava al Santo Scolopio tali squisitezze di bontà verso le anime, che nessun bisognoso di consiglio e d'aiuto, riceveva da lui rifiuto, come nessun peccatore poteva avvicinarlo senz’esserne toccato e guadagnato a Dio. Non ricordo - ebbe ad affermare il Pirrotti stesso - non ricordo di aver mai rimandato un peccatore senza assolverlo!.
Per questo, accorrevano al suo confessionale e alla sua direzione in numero sempre maggiore i fedeli, riportandone frutti di pietà e devozione mirabili. Ma lo stesso zelo di lui doveva porgere il destro a travagli e persecuzioni umilianti.
Da vari anni il Santo era in Napoli nella Casa Scolopica di Caravaggio, dove continuava ad operare prodigi di bene. Ma quell’accorrere di gente attorno a lui, quella fama di Padre Santo che lo circondava di tanta moltitudine, cominciarono a infastidire e a far sollevare censure e lamenti. La sua carità con i penitenti, considerata come indulgenza contraria alle giuste norme e nociva alle anime, cominciò a suscitargli contro le ostilità di un’Associazione di Sacerdoti secolari che erano chiamati Cappelloni, e in tutta Napoli erano tenuti, fra il Clero, in grande reputazione perchè sostenitori di una rigida dottrina morale.
Censure e ostilità che finirono di creare al Pirrotti i dolori più gravi: tanto più gravi, quanto meno da lui meritati.
Le sue lettere fin dal 1747 parlano di croci, di  persecuzioni, di battaglie, di tempeste, mostrando insieme la fortezza dell’animo suo nel tollerarle innocente.
Scriveva ad un amico: Benedetto sia sempre Iddio, che ci fa degni del bel tesoro del santo patire. Mi trovo in croce... Fu scritto di me ai nostri Superiori in Roma tale rapporto che di un pessimo religioso non si poteva scrivere peggio. Or pensate che persecuzione sta in piedi per me, senza sapere dove la tempesta orrenda avrà da sbalzarmi... Si faccia però in ogni cosa la volontà di Dio!
E ciò conferma ad un confratello dichiarando di stare in croce, in croce, in croce, e burlato da Roma, non rimanendogli che vivere in spe, nella speranza in Dio. La tempesta non tardò a scatenarsi violenta.
Fu accusato all'Arcivescovo di Napoli come troppo indulgente confessore. Nel 1759 il Cardinale Sersale è indotto a sospenderlo dalle confessioni. Non basta. La protezione che il Santo si prendeva del popolo viene descritta al Re Carlo come piena di sospetto e di pericolo al suo governo, in quei tempi più acuti delle riforme; e il Sovrano porgendo ascolto alle accuse, ordina che lo Scolopio sia bandito da Napoli, anzi dal Regno.


L’esilio. 

Il regio Decreto fu eseguito colla forza e in segreto, fra le tenebre della notte.
Ma un miracolo svelò l'ingiustizia. Gli sbirri, circondata la Casa Scolopica e avuto in loro mano il Pirrotti, lo accompagnarono alla carrozza, per trasportarlo provvisoriamente a Posillipo. Ma la carrozza non partiva: i cavalli impuntandosi ricusavano di muoversi. Scese allora il Rettore del Collegio, e solo quand’egli ebbe comandato al Santo: In virtù di santa obbedienza partite, la carrozza si mosse! Comincia di qui per il Pirrotti il periodo doloroso dell'esilio, durato quattro anni, con peregrinazioni quasi continue di Collegio in Collegio, di Provincia in Provincia..., per le terre dell’Italia Centrale e Settentrionale: da Posillipo - dove fu tenuto come in una specie di carcere - ad Ancona nelle Marche, per ordine del Generale di Roma. Da Ancona a Lugo nell’Emilia; da Lugo ad Ancona, e di nuovo da Ancona a Lugo.
Ma quelle condanne e quell’esilio non fecero che abbellire di nuova luce la figura eminente dello Scolopio. Il suo apostolato si presentava così, oltre che col suggello dei miracoli, col suggello della persecuzione che è pur sempre garanzia sicura dell’approvazione e beneplacito di Dio.
Il suo apostolato procacciava così a lui stesso anche il merito di martire per l'eroismo col quale, nella sua mitezza, egli sostenne il grave colpo: calunniato non difende la propria innocenza; circondato di sgherri, medita l'arresto più ignominioso del Calasanzio tradotto a 88 anni dagli sbirri al Tribunale del S.Uffizio..., e generosamente perdona.
Il suo apostolato si estendeva così a nuove città e nuove terre, e Chieti, Ancona, Lugo, Savignano, Correggio, S. Arcangelo, testimoni della sua prodigiosa operosità, rinnovarono verso di lui gli entusiasmi degli Abruzzi e di Napoli! Dovunque infatti si trovava, il Santo riprendeva l'abituale ministero della scuola e più, della predicazione al Clero e ai popoli dei dintorni, diffondendo con gran frutto la devozione al S. Cuore di Gesù, per il quale tanto soffriva. Si spinse anche a Ravenna, a Chioggia, a Firenze..., sempre apportatore di grazie e benedizioni.


Il trionfo del ritorno. 

Ma Napoli non seppe tollerare a lungo l'assenza del suo Apostolo, e ne volle ad ogni costo il ritorno. è bello vedere, in codesta gara di sforzi per ricevere il «Padre Santo», uniti insieme con ogni classe di persone quelli stessi che l'avevano avversato.
Le Autorità Ecclesiastiche e i Confratelli, consci ora del bene che egli realmente operava; la Corte stessa disposta a ritirare il decreto dell’esilio, fecero sì che S. Pompilio potesse rientrare in Napoli. E vi rientrò nel 1763 e fu un trionfo il suo ingresso! Da ogni parte della città gli accorreva incontro la gente con entusiasmo mai visto, e salutandolo con grida di gioia lo accompagnava attraverso le vie sempre più affollate, alla Casa di Caravaggio. E continuò l’entusiasmo del popolo nei giorni che seguirono, divenendo anche questa volta, per il Pirrotti, occasione di dolori.
Quel favor popolare fu considerato ancora pericoloso e «per ragioni di prudenza», il Santo fu nominato Rettore del Collegio di Manfredonia (Foggia), e così riallontanato da Napoli.


«Santo patire». 

Anche in codesta occasione egli non cercò di difendersi, non fece udire lamenti: benedisse Iddio che lo faceva degno del bel tesoro del santo patire e si recò subito alla nuova dimora a spandere in altre anime e in altri cuori le ricchezze della grazia divina.
E non poteva non essere tale il suo contegno, se di umiliazione e patimenti era bramoso, se umiliazioni e patimenti chiedeva con insistenza al Signore: Patire, patire, e non morire!. Patire, ed essere disprezzato! Ecco perchè quanto più era in quella brama appagato, per travagli non direttamente cercati, egli accresceva i travagli volontari, già tanto aspri ed eroici. Fin da giovane, infatti, egli soleva portare cilizi e catenelle, rendere amari e disgustosi i cibi, dormire all’aperto al freddo o al caldo; spesso nella predicazione andava scalzo perchè la sua parola, diceva, facesse colpo maggiore sul cuore dei poveri peccatori!
A Manfredonia codesto rigore aumentò. Superiore del Collegio ridusse il suo cibo a pochi legumi e poco pane: durante la mensa stessa leggeva, per liberare da quella fatica i Religiosi: il riposo fu ridotto a poche ore, dopo giornate di lavoro immane al letto degli infermi, nel confessionale, sul pulpito! E se in qualche circostanza speciale si tentava fargli mutare quel tenore di vita, si opponeva anche ricorrendo al miracolo. Come quando, alla mensa dei Padri Agostiniani di Montecalvo, essendogli serviti due piccioni cotti, levò gli occhi al cielo, poi toccò colla forchetta i volatili che riacquistarono la vita e spiccarono il volo, fra lo stupore di tutti! E nel piatto rimasto vuoto, si trovarono pochi chicchi di fave, il solito nutrimento del Santo!
«Paradiso, Paradiso...!».

Il suo Rettorato di Manfredonia durò poco. Sulla fine del 1763 S. Pompilio dovette lasciare quella città e quella carica, per portarsi nuovamente ad Ancona. Di qui il 30 marzo del 1765 fu mandato a Campi Salentina (Provincia di Lecce), ultima sua dimora.
In Campi la sua venuta fu stimata una grazia singolare; la notizia si sparse in un baleno al grido: «E' venuto il Padre Santo! E' venuto il Padre Santo!».
E il bene che la sua presenza arrecò si vide ben presto nelle confessioni e Comunioni che si moltiplicavano di giorno in giorno, e nella riforma dei costumi che divenivano più cristiani e più civili.
Le meraviglie che ivi operò superano quelle per l'innanzi operate. Egli si segnalò soprattutto nella gravissima carestia che colpì la terra di Campi: per S. Pompilio, trasformò il Collegio in mèta degli affamati che venivano a lui, sicuri di trovare il cibo necessario. E lo trovavano difatti, perchè egli faceva bastare talvolta anche piccoli pezzetti di pane per folle numerose, riproducendo la scena dei pani da Gesù moltiplicati nel deserto!.
Furono gli ultimi bagliori della gran luce che irradiava la sua missione apostolica!
Egli sentiva ormai che la vita s'avvicinava al suo termine, e pieno di gioia al pensiero del cielo, saltellava per i corridoi del collegio gridando: Paradiso, Paradiso...!.
E al Paradiso volò il 15 luglio del 1766, esclamando estatico: Oh Mamma Bella! Mamma Bella! Era il tramonto della vigilia di Maria del Carmelo, come egli aveva da tempo preveduto, così pregando col popolo: Signore, vi raccomando l'anima mia al tramontar del sole!.


Nei fulgori della gloria. 

Ma fu aurora fulgida di gloria la sua morte!
Quanto più aveva cercato di abbassarsi, fino a voler morire su di una cassa anzichè sul proprio letto, tanto più veniva ora glorificato.
La commozione immensa di Campi, per i prodigi di cui la spoglia venerata e la tomba divennero operatrici, si mutò subito in una esaltazione entusiastica della santità del suo Apostolo.
Era la voce del popolo, cui non tardava ad unirsi la voce della Chiesa che è la voce di Dio!
Le pratiche cominciate fin dal 1834 per la glorificazione ufficiale di Pompilio Pirrotti portarono nel 1890 alla sua Beatificazione solenne.
A Papa Leone XIII - il quale del Pirrotti era particolarmente devoto che affermò di «invocarlo ogni giorno per assicurarsene il patrocinio» e lo esaltò in distici latini di classica eleganza - spettò l'onore di decretare quel primo Trionfo.
Passati poco più di quarant'anni, il 19 marzo del 1934 «Giubileo Massimo della Redenzione», Pio XI elevò il Beato Pompilio Maria Pirrotti alla Gloria suprema dei Santi.
Allora l'augusta parola del Pontefice additava il Grande Scolopio quale «perfetto Educatore della gioventù», «Santificatore di anime nell’esercizio aperto e infaticabile del sacro Ministero Sacerdotale», Eroe nel mantenere sempre - pur fra «tempeste sollevate da calunnie e spesso da interventi anche alti, altissimi» - quel «fervore nella calma» e quella «calma nel fervore» che costituiscono la vera sua «caratteristica!».