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San Pompilio e il Dio Bambino
di Padre Serafino Perlangeli dSP
    La spiritualità di S. Pompilio  abbraccia diversi aspetti del mistero del Cristo, compreso l’essersi fatto bambino, essere nato bambino, rinunciando alla sua divinità, assumendo la debolezza della natura umana. Consideriamo un Dio bambino! Quanti sentimenti suscita in noi Gesù Bambino: sentimenti di tenerezza, di bontà, di ammirazione, di emozione, espressi in mirabili produzioni poetiche, artistiche e letterarie.
In varie lettere di S. Pompilio domina l’immagine del Dio Bambino, dove alla bontà, alla benignità, alla munificenza ricche di ogni bene si contrappone la chiusura del cuore  umano.
Egli chiede con insistenti vagiti e gemiti calore, di essere accolto, nutrito, vestito, liberato, ospitato, un cuore che lo ami, ma la creatura gli si nega. Cosicché la bella, poetica, suggestiva immagine del presepe ci mette in discussione, ci interroga, ci mette in crisi, nella speranza  di aprirgli il nostro cuore.
   Ecco alcune espressioni di S. Pompililio che ci sollecitano ad aprire il nostro animo al Dio Bambino che viene per salvarci:

   Vedi anima mia  come già si avvicina la memoria del Verbo Divino fatto uomo, Che farai? Contempla come  si è staccato dalla destra del Padre eterno, il Figlio di Dio,  che devi fare? Il Verbo si è fatto carne. O’ gran mistero! O’ grande affetto di amore per te, anima mia(cf lett. 21).

     Mettiti davanti agli occhi  Gesù che è pellegrino, e va trovando alloggio e non lo trova; e viene da te, e tu non gli dai udienza. Considera anima, quante volte Gesù ti ha domandato alloggio nel cuore, e tu, o non ce l’hai dato, o se ce l’hai dato, subito l’hai discacciato. Ah cruda, spietata e piena di ingratitudini (cf lett. 45).

    Andatevene alla grotta di  Betlemme, e là considerate: Un Dio Bambino piange per lavare le colpe mie; ed io sempre più m’imbratto. Un Dio infasciato, sta così stretto per me; ed io sempre più  mi allargo.  Un Dio in presepio patisce tanto per me; ed io amo i gusti e gli spassi di questa vita. Ah Figlia, siano questi punti tre spade, che vi trafiggano l’anima e vi infiammino di un vero amore verso la grande Signora e verso il caro Bene. Amen (cf lett. 140).
    Domani andatevene alla Santa Grotta e dentro di voi considerate: Un Dio Bambino ricerca di essere allattato da te; e tu lo abbeveri col fiele e lo disseti coll’amarissimo aceto. Un Dio fasciato ricerca di essere sciolto; e tu lo leghi colle tue imperfezioni e colle tue colpe. Un Dio Bambino stando nel presepio ricerca una stanza migliore; e tu non gli vuoi aprire il tuo cuore (cf lett. 144).

    Figlia, considera: Un Dio Bambino è una fontana d’acque fresche e care: ed io non ci corro a bere. Un Dio Bambino è un giardino pieno di bei frutti; ed io non so scegliere quelli. Un Dio Bambino è un palazzo pieno di galanterie; ed io non ci so entrare, né fermarmici. Ah! Gesù mio, fatemi correre sitibonda a voi; si caro Gesù mio, fatemi correre a questa bella fontana; e se dai rami si guatano i frutti vostri, ah fatemeli gustare ancora a me; e dentro di questo palazzo tanto bello, ah fatemi stare ancora; si Gesù mio, fatemi abitare dentro le vostre stanze. Io sono poverella, io sono meschina; voi accoglietemi, voi tenetemi dentro di quelle stanze. Amen (cf lett. 192).

    Animo, figlia, animo; fatevi benedire da quel celeste Bambino, e considerate: Un Dio Bambino è tutto pieno di grazia; ed io non gli so portare il  cuore capace di riceverla. Un Dio Bambino è pieno di amore; ed io non gli so aprire il petto  per farci fare il nido. Un Dio Bambino è pieno di miele; ed io non so servirmi di quello per togliere le amarezze mie. Ah Gesù mio, tutto pieno di grazia, di amore e di miele, fate me capace di tutte tre queste cose (cf lett 193).

    Al caro Bene consacrate, Figlia, per quanto potete, tutta voi stessa. Offrite a Gesù Bambino con offerta tutta risoluta voi stessa, e lasciate che trionfi in voi la bella grazia celeste. Adorate il caro Bambino, e offrite a Dio il sangue innocente dei teneri bambini uccisi. Considerate: Un Dio Bambino è cacciatore, e fa preda di tante anime. Perché non fa preda dell’anima mia? Un Dio Bambino è calamita e tira tanti cuori anche di macigno; perché non tira a se il cuore mio? Un Dio Bambino è un fuoco che brucia tante persone; e perché non brucia me misera e me sventurata? Ah quanto sono povera! Misera me. Signore, se siete cacciatore, feritemi; se calamita, tiratemi; se fuoco voi siete, bruciatemi (cf lett. 195).

    Vai col pensiero alla stalla di Betlemme e  considera un Dio Bambino  che devi amare. Un Dio fasciato che ti dona la speranza del perdono. Un Dio nel Presepio, la cui misericordia è stata grande con te: la misericordia di un Dio. O gran misericordia!
Con la faccia per terra e con devoto cuore di’ a Gesù:  Caro Gesù Bambino, ecco il mio regalo: il cuore mio, la croce dello stato mio. Che voglio da voi bello Bambino?  La sapienza celeste per conoscere me stesso e per conoscere Voi, mio Dio (cf S. Agostino), e un occhio sempre più puro di retta intenzione nell’operare bene (cf lett. 281).

   San Pompilio usa espressioni semplici ed immagini eloquenti che rivelano la profondità e la drammaticità del mistero di Dio e dell’uomo. L’Onnipotente sommo Bene si fa Bambino; l’impotente e limitata creatura, l’uomo, pretende essere grande oltre ogni possibilità e le sue forze. Dio si inabissa; l’uomo s’innalza. In questo inabissarsi di Dio e l’innalzarsi dell’uomo può rendersi possibile l’incontro salvifico, grazie all’abbassarsi di Dio:  un Dio Bambino.
Ripetiamo con S. Pompilio: il Verbo si è fatto carne ed abitò fra noi! Ave Maria, benedetto il frutto del tuo seno!