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PROTESTA DELLA MORTE SCRITTA PER PROPRIO USO DA SAN POMPILIO MARIA PIRROTTI
 
Debbo far passaggio da questa all'altra vita, e vi sono molti pericoli, che, il demonio mi sta aspettando al Passo; ma ora io mi armo, e intendo difendermi colle armi delle sante proteste, le quali ripetute più volte in vita, spero dal misericordioso Signore che mi siano valide per il punto di morte, se mai, allora, non le potrò rinnovare, come lo desidero. Questo spero dalla bontà di Dio, la cui volontà, e non la mia, si faccia in ogni cosa. Comincio così: Nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Io N... N... in presenza della SS. Trinità, della Beatissima Vergine Maria; del mio santo Angelo Custode e di tutta la corte del Cielo, e di voi; o N. N., mio Santo Protettore e mio Avvocato singolare, come a mio Padre spirituale, mi protesto di voler vivere e morire sotto lo stendardo ed insegna della Santa Croce. Mi protesto di credere fermamente tutto quello che crede e tiene la Santa Madre Chiesa Cattolica ed Apostolica Romana e tutto quello che si contiene nel Credo.
(Si reciti il Credo).

I. - Qualsivoglia tentazione, che in quella ultim'ora mi darà il demonio contro la Santa Fede, io adesso per allora detesto e ricuso. Io mi protesto di non volervi dare alcun consenso, perché intendo di credere e di morire in quella Santa Fede, nella quale sono morti tanti santi Martiri, Confessori, Vergini di Cristo, che ora godono la visione di Dio.

II. - Se il demonio mi tenterà di disperazione, col dire che i miei peccati sono tali e tanti, che non meritano perdono, io, adesso per allora, protesto di non volervi acconsentire, ma spero in Dio, ad
ogni modo per la sua misericordia e per il prezioso Sangue di Cristo, di salvarmi.

III. - Se il demonio mi tenterà di vanagloria, col dire che io mi salverò per i miei meriti e buone opere fatte, e che Dio è obbligato per giustizia a darmi il Paradiso, io dico e protesto che questa è una bugia e bestemmia grandissima, ma ben confesso di meritare mille inferni per i miei peccati, e spero salvarmi per la bontà e misericordia di Dio, mio Creatore e per i meriti della Passione del suo Figliuolo Gesù.

IV. - Se il demonio mi tenterà di scrupoli, con dire che io non ho fatto bene le mie confessioni e che non ho avuto dolore dei miei peccati ne proposito fermo di emendarmi; adesso mi pento di tutte le mancanze fatte nelle mie confessioni, le quali se io conoscessi che fossero state fatte maliziosamente, e se io me ne ricordassi, le confesserei subito. E mi dolgo di non aver quel perfetto dolore e contrizione de' miei  eccati, che dovrei avere, pregando il Signore Iddio che supplisca colla sua infinita misericordia a quello che io avessi mancato, e perciò io detesto ogni tentazione del demonio sopra ciò che mi potrebbe dire nel tempo della mia morte.

V. - Se il demonio mi tenterà d'impazienza, col dire che Iddio mi manda soverchi dolori e infermità più di quello che io meriti e possa sopportare; io dico che egli mentisce, e mi protesto che è poco a fronte di quello che io dovrei patire per i miei peccati; e ringrazio Dio che mi da occasione di purgarli in questa  vita, per darmi poi minor pena nell'altra in purgatorio.

VI. - Se mi tenterà d'invidia con dire che io muoio presto e giovane, e che potrei campare molti altri  anni mentre gli altri restano in vita sani e forti, risponderò che io mi contento di quello che fa Dio, il quale ringrazio che col tirarmi a sé, mi toglie da questo mondo, dove le occasioni per offendere Dio sono molte.
è pur meglio andar giovane in Paradiso, che vecchio all'inferno. E di quelli che restano in vita, me ne rallegro, atteso che avrò chi pregherà per me dopo la mia morte.

VII. - Se egli mi rappresenterà i peccati da me scelleratamente commessi, io gli rispondo, che tutto è vero, e che io li conosco, e li confesso confuso e dolente; ma spero nella infinita misericordia di Dio di essere perdonato benignamente, sebbene non lo meriti, avendo maltrattato la sua Maestà così immensa e grande, e avendola vilipesa col contravvenire alle sante promesse, fatte solennemente da me nella Professione Religiosa. Così confuso, ripenso tutti gli anni miei nell'amarezza dell'anima mia. Ah! pietoso mio Creatore e Redentore, nella moltitudine delle mie colpe, perdonami! Perdona al servo Tuo, che hai ricomprato col Tuo Sangue Prezioso. A quel Sangue, tante volte da me calpestato, io ora ricorro: conosco che giusta è la sentenza, che fossimo puniti in quello in cui peccammo. Contro il Tuo Sangue ho peccato, facendone poco conto; vana dunque è la speranza mia di aver aiuto da un mezzo da me vilipeso, perché quello che è stato adoperato da me in Tua offesa, non potrà valermi che a mio castigo. Ma ben sa la Tua bontà mutare l'accusatore in avvocato e il giudice in protettore e far sì che, dove abbondò il delitto, ivi sovrabbondi la grazia e che la materia del castigo si converta in occasione di far grazie.
Io, concepito nei peccati, ho peccato oltre il numero delle arene del mare. I miei sfrenati desideri di  peccare sono stati i motivi che da Tè mi hanno allontanato, e ho contratto strettissimi legami col
mondo, con la carne, col demonio; sicché non posso, se non con bugia, dire: Signore, innanzi a tè è ogni mio desiderio; dovendo dire: Signore, ogni mio desiderio è contro di Tè. Tutti i moti dell'animo, tutti gli atti della mia volontà; tutte le forze del mio essere; ogni mio disegno e volere è stato contro di Tè, Signor mio. Miserie delle mie miserie, dove mi conduceste! Dolce mio Bene, pur hai sofferto; hai pur vinto le mie durezze; mi hai pur dato lume di conoscerti; ecco, che per mezzo della Tua grazia, si volge una
buona volta il mio cuore a Tè. Mi pento, mi dolgo; mi confondo, mi vergogno di quanto ho fatto. Oh tempo malamente speso, dove sei? Oh dissoluzioni commesse, ove siete? Oh peccati, qual'è ora il frutto vostro? Oh amor proprio, causa di ogni male, ove mi hai condotto! Dio mio e Signor mio, a Tè ricorro, a Tè vengo, Tè chiamo, in Tè confido, ed alla immensità della Tua infinita misericordia e pietà commetto ogni ragione della mia vita. Non entrare in giudizio con chi si rende vinto e si confessa reo, non di un inferno solo ma d'infiniti. Non voler dar sentenza contro chi con la sua bocca, e molto più col cuore, la pronunzia contro se stesso; e quando per mia disgrazia fosse riposta nelle mie mani, non saprei far altro che darmela di morte; perché troppo ho peccato, ne sono degno di veder le altezze de' cieli, a cagione della moltitudine delle mie iniquità.
Detesto, mio Dio, la mala vita mia, con lacrime di sangue; mi pento di tutti i peccati commessi. Non cercar soddisfazione dell'offesa che Ti ho fatta, perché non ho con che pagarti, essendo infinito il debito: tra finito ed infinito non vi ha proporzione alcuna.
Non chieder conto, o Signore, della vita mia; perché son reo di ogni colpa. Non mi dire: Rendimi ragione della Tua condotta. perché questo è il più acuto coltello che mi trafigge. Per i favori da Tè ricevuti, e malamente adoprati puoi ben dire: il mio diletto commise molte scelleratezze nella mia casa.
Ti prego, o Signore, di cancellare l'iniquità mia. Credo,' aiuta la mia fede ed accrescila, che senza Tè non possiamo niente. Non ispererò nel mio arco, ne la mia spada mi salverà, ma la Tua destra, il braccio Tuo e l'illuminazione del Tuo volto. Tu puoi rimetter più colpe che io commetterne. Più pronto a perdonare che io miserrimo peccatore a peccare. Maggiore della mia iniquità è la misericordia Tua.
Dio mio, amor mio, Dio mio e tutto. Amo Tè più di me e non amo me se non per Tè. Ti sovvenga della parola data al tuo servo, nella quale mi porgesti speranza. Non rigettarmi dal Tuo cospetto.
Le Tue mani mi fecero a Tua immagine e somiglianzà, Gesù, sii mio Salvatore e salvami. Suoni la mia voce nelle Tue orecchie. Ricordati, Gesù mio, che io son causa della Tua venuta, non mi perdere in
questo giorno. Cercando me, Ti sedesti spossato e mi ricomprasti avendo sofferto la croce! Deh, non torni vano tanto patire. Abbi misericordia di me, o Dio; cancella l'iniquità mia. Lavami ancor più, o Signore. Trafiggi, o Dolcissimo Gesù, il mio cuore col dardo dell'Amor Tuo. Tardi Ti ho conosciuto, tardi Ti ho amato, bellezza tanto antica. Opere tutte del Signore, benedite il Signore; lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedici anima mia il Signore e non volere dimenticare le retribuzioni tutte di Lui.
Deh! Signor mio amabilissimo Gesù, dammi animo in questo tremendo passo, poni in fuga tutti i miei nemici; supera ogni difficoltà, o Tu che solo fai grandi meraviglie. Alla Tua virtù l’inferno trema e si apre il Cielo. Esaltati, o Signore, nella Tua virtù, Apri la Tua mano liberale e benedici l'anima mia in questo passo. Canteremo nelle salmodie le Tue virtù. Canterò in eterno queste voci:
Signore, nella moltitudine delle Tue misericordie entrerò nella Tua casa. Signor mio, confidato nella Tua misericordia me ne vengo a Tè. Ora ho detto: ecco io vengo. Ricevi, o Signore, l'anima mia. Nelle Tue mani affido il mio spirito. Fa', caro Gesù, che io al fiero demonio, il quale in questo punto rinfaccia i miei peccati e le grandi scelleraggini, possa mostrare quel misericordiosissimo rescritto: Figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati; e colle parole già pronunziate dal glorioso Vescovo S. Martino, possa ancor io dirgli francamente, con ogni sicurezza per discacciarlo da me: a che mi stai presente, bestia sanguinosa? Niente ritroverai in me che sia a mio danno. Finalmente, o Signore, dono tutto me stesso e l'anima mia a Tè,
o Gesù, mio Creatore e mio Redentore, e a Maria Vergine, Madre di Dio, e Avvocata e Patrona mia, e al mio Angelo Santo, Custode e guida amorevole il quale supplico e prego che discacci da me tutte
le tentazioni del demonio, e mi dia aiuto e forza per riportare su di lui gloriosa vittoria affinchè l'anima mia vada a quel fine per il quale è stata creata da Dio, cioè a goder la Sua divina Essenza nella Patria
Celeste. Amen.