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La Grotta della Natività
Contrada San Vito
All'interno di una grotta, scavata nella dura pietra tufacea, è allestito una suggestivo presepe permanente, raffigurante il Mistero della Natività di Gesù.
Il visitatore, quasi in punta di piedi, accompagnato dal rumore dello scorrere dell'acqua, entra nella grotta attraverso un cunicolo che conduce al gruppo scultoreo della Sacra Famiglia.
Leggiamo nel Vangelo: "Maria e Giuseppe, mentre si trovavano a Betlemme per farsi censire, si compirono per i giorni del parto. Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perchè per loro non c'era posto nell'alloggio" (Cfr. Lc 2, 6-7).
La rappresentazione scenica del presepe richiama l'interno delle caratteristiche abitazioni della Palestina, formate da una prima parte in muratura (la vera casa) e una seconda parte da una grotta riservata agli animali.
Maria è distesa sul fianco intenda a contemplare il Figlio di Dio appena nato che si trastulla tra le sue braccia.
Giuseppe, appoggiato con la testa alla staccionata della mangiatoia, dà l'idea di un uomo stanco per il viaggio e le preoccupazione del parto di Maria, ma nello stesso tempo sereno, perchè vede realizzarsi davanti ai suoi occhi le promesse antiche preannunziategli anche dall'angelo apparso in sogno: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt 1,20-21).
Immaginiamo la trepidazione di questo padre così amorevole e così giovane (pensiamo alle notti di viaggio avvolti solo dai mantelli); immaginiamo la sua delicatezza.
Giungono a Betlemme (alla “casa del pane”) … Maria è sfinita… fa freddo… cercano un posto dove dormire… è sera tardi e Maria comincia ad avere le doglie del parto…. Bisogna far presto: il Bambino deve  nascere!
Bussano alle locande, ma per loro non c’è posto! Forse perché sono della Galilea, forse perché è tardi… forse perché non vogliono fastidi… insomma, per loro non c’è posto!
Ecco allora che Giuseppe, provato, ma non preso dalla disperazione, si affida alla Provvidenza di Dio…. ed ecco: una stalla, un rifugio per le greggi! Dio indica nel suo cuore quel luogo. Quella sarà la prima dimora che il Bambino vedrà! Una stalla con un presepe, la mangiatoia appunto.
La povertà e l’esperienza dell’inospitalità sembravano impedire un momento di immensa gioia: la venuta al mondo di un neonato. Ma l’amore dei suoi genitori e l’amore di Dio Padre trasformeranno quel luogo così povero ed austero nella più bella reggia che poteva esser preparata per il Re in fasce!
Nasce Gesù! Ed è festa! Maria e Giuseppe “vedono” il loro figlio e piangono di una gioia che solo chi ama può comprendere!
Nasce Gesù! Ed è festa! Il cielo si illumina! Le stelle risplendono, brillano di luce! Gli angeli celesti volteggiano in cielo, cantano in gioiosa esultanza e dicono a loro, al mondo, a tutti: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra Pace agli uomini, che egli ama”.
Nasce Gesù: ed è festa! La Gloria del Padre appare e la Pace germoglia!
I pericoli sono alle spalle; l’indigenza non ha il sopravvento! è nato un uomo, c’è un neonato. È il trionfo della vita e la scommessa dell’amore!

Accostarsi ad un presepe risveglia in noi, non tanto la bellezza, l’ammirazione per la preziosità dei materiali e per l’ingegno di colui che lo ha realizzato, ma principalmente lo stupore per la vita nascente e l’interrogativo: ma si può essere ancora oggi felici, in tempi di crisi, di disumanizzazione dell’uomo, di perdita di valori?
Il presepe per un cristiano diventa, allora, invito alla memoria, espressione della commozione, dello stupore davanti ad un mistero quasi impossibile a comprendersi: Dio “si abbassa” verso la vita dell’uomo e ne sceglie le fragilità. Sì, questa raffigurazione artistica favorisce la fede e ci aiuta a riflettere: insegna la via della Kenosis di Dio e dell’umiltà: di Dio e della Sacra Famiglia (modello di ogni famiglia umana e specialmente cristiana).
Chi fonda tutto sulla ragione non può assolutamente comprendere questo. Per chi fonda le sue scelte sul potere o sul denaro, o sulla ricerca della propria felicità, quella raccontata dal Vangelo è una storia impossibile, è un’invenzione. Forse non tanto per mancanza di fede, ma principalmente per egoismo o paura: paura di se stessi!
Guardare la grotta o la capanna che ospita le statuine della Sacra Famiglia è per noi un’esortazione:
Quanto ami? E fino a che punto?
Quanto speri? E fino a dove la tua speranza è salda?
In chi o in che cosa riponi la tua esistenza, le tue scelte, i tuoi principi, le tue azioni?
Il presepe diventa per noi un plastico insegnamento: l’umiltà dell’amore è più forte dell’odio!
Perché allora il Natale? Perché l’inaudito annuncio degli Angeli?
Perché: quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna,… perché ricevessimo l'adozione a figli.

Ecco allora che il presepe ci ricorda una via nuova della vita, non la strada della felicità, ma il retto modo di intendere la nostra esistenza, in qualunque età ci si trovi, in qualunque stato si sia: a partire da quella embrionale fino alla canizie, dalla spavalderia delle forze fisiche, alla fragilità della malattia: il presepe ci ricorda che la vita è sempre importante e da rispettare, da educare ai valori autenticamente umani, da proteggere, specialmente quella più debole ed indifesa.
Ecco allora che il presepe diventa monito per le nostre coscienze e per il nostro modo di pensare, di agire e di parlare. Ma si fa monito anche per le poche o tante nostre omissioni.
Il presepe nasce perché la culla di Gesù fu una mangiatoia, una greppia.

Dunque l’arte ci aiuta a ricordare, non solo un fatto del passato, ma un fatto del presente: Dio vuole rinascere nelle nostre vite, nei nostri bambini, nelle nostre case.
Dio si è scelto una famiglia, una terra, ha scelto la concretezza, non il mondo delle illusioni e delle utopie, ma la reale via della salvezza per ciascuno di noi.
Dio ha scelto il tempo per darci la possibilità di trasformare il nostro niente in meraviglia; per scoprire che l’amore è possibile, che Natale non è solo emozione e, spesso purtroppo, tanta confusione, ma essenzialità e bellezza, di fronte a ciò che realmente conta nella vita.
Si può non essere cristiani, ma non si può non amare, perché l’amore che si dona, l’amore che si offre senza ragionare troppo sul contraccambio, l’amore che è capace di fare passi indietro per la riuscita della pace: questo amore appartiene a tutti gli uomini, è universale. E chi non ama, non è uomo!

Chi incontriamo quali primi ospiti di quel piccolo Re che già governa l’universo? I più umili e poveri della società ebraica: i pastori! Eppure a loro gli angeli appaiono, loro sono invitati a venire “laeti triunfantes” a Betlemme! “Natum videte, regem angelorum”, il loro Re!
Quale la nostra risposta?: lo stupore per l’ascolto di questo inno di gioia! Chi troveremo: un re? No, secondo gli uomini, eppure Dio stravolge il pensiero convenzionale, perché non sceglie in base ad apparenze, ma guarda il cuore! Ed allora chi andremo a vedere? Un re? Sì, il Re che custodisce la mia vita, che l’ha salvata, che nascendo già aveva scelto di morire per me e che morendo avrebbe scelto di rinascere per me!
Ecco allora l’autentica commozione: non sono i sentimenti passeggeri che affascinano i nostri cuori e “creano” atmosfere magiche, ma l’amore di un Dio e per un Dio che vagisce e ci pone una sola domanda, guardandoci negli occhi, nudo, adagiato su delicato fieno: mi vuoi bene?
E questa domanda possiamo modularla in diversi toni:
Mi accogli così come sono?
Mi vesti perché sono nudo?
Vuoi diventare tu la mia greppia?
C’è posto per me nel tuo cuore?
Vuoi lasciarti illuminare dalla mia luce, dalla mia gioia, dalla mia povertà, dalla mia regalità? Dal mio splendore?
Vuoi prender parte alla mia vita?
Questo è il Natale del Signore! Questi sono i natali degli uomini.
Questo è un giusto modo per accostarci alle belle statuine e guardare dentro la grotta o dentro la stalla, con curiosità magari: troveremo Maria, troveremo Giuseppe, un asinello, che con il suo fiato porta calore e… una mangiatoia ricoperta di paglia che, normalmente, serve  a nutrire gli armenti, ma che tra breve diverrà uno degli oggetti più preziosi del mondo: la culla che ospiterà il Salvatore del mondo.

E Betlemme non si troverà solamente in Giudea, ma in ogni casa in cui ci saranno cuori che pulsano d’amore per il Signore e per i suoi fratelli.