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Verso il Natale con
San Pompilio
di Padre Serafino Perlangeli aSP
Ancora risuona nei nostri cuori la gioia della festa dell’Immacolata, che già ci prepariamo alla Solennità più soave dell’anno liturgico: il Natale di Gesù, con cui sperimentiamo la tenerezza di Dio che si fa Bambino per noi.
Per Maria, Regina degli Angeli, Madre di Dio, Signora e Immacolata, il nostro Pompilio Maria scrisse un’orazione, da recitarsi proprio la sera della VIGILIA DI NATALE:
Potentissima Regina degli Angioli, degnissima madre di Dio, e mia dolcissima Signora, io, indegna creatura, umilmente prostrato ai vostri SS. piedi, vi prego che vi degnate di ricevere da me misero peccatore questi cinque misteri gaudiosi del vostro santo Rosario, che vi offerisco, ed insieme le mille da me indegnamente recitate Ave Maria, ad altrettante da me celebrate benedizioni, pregandovi clementissima Signora mia, per quell'autorità di madre del nato Bambino, che mi otteniate in ricompensa di mille, due sole Benedizioni: la prima in vita, con farmi grazia di sinceramente pentirmi; la seconda in morte, di felicemente salvarmi. E così sia. Sia benedetta per sempre la santa, purissima immacolata Concezione di Maria. E così sia.
Due sole benedizioni, quindi, chiedeva come ricompensa, a fronte di tante preghiere sgorgate da un’anima contrita: la possibilità di pentirsi sinceramente in vita e, in morte, la certezza della salvezza. Come sentiamo vicino il nostro Santo, quando riflettiamo sul fatto che le sue richieste costituiscono quell’essenziale cui noi tutti aneliamo! Il secondo desiderio sicuramente sarà stato esaudito e ora San Pompilio splende in mezzo ai Santi di Dio, in Cielo; mentre, per la prima delle due richieste, troviamo riscontro, come del resto negli altri suoi scritti, nella SACRA NOVENA in onore di Gesù Bambino: il suo pentimento è costante, sincero e unito alla volontà di riparare le sue debolezze, sia con le mortificazioni spirituali e corporali che si infliggeva, sia con le richieste di aiuto al Verbo divino, al quale chiede:
- di rompere le catene delle sue miserie (I saluto);
- di sanare le ferite del suo cuore, che si è procurate con i peccati (II saluto);
- di  fugare le tenebre dell’ignoranza di Dio (III saluto);
- di indicargli la via per la quale camminare (IV saluto);
- di essere suo avvocato, nei gravi abusi commessi (V saluto);
- di togliere lo spineto foltissimo delle sue imperfezioni (VI saluto);
- di liberare il suo cuore dal ghiaccio della neve, in cui è sepolto (VII saluto);
- di infuocare il suo petto d’amore (VIII saluto);
- di incatenarlo colla cara amorosissima catena (IX saluto).
È bello leggere che chiama colloquio l’orazione iniziale e quella conclusiva, a sottolineare quel personale e intimo rapporto con l’Amante bello, verso il quale si rivolgeva con termini di rispettoso ossequio, ma anche di delicata confidenza, come i nomignoli che gli innamorati si attribuiscono reciprocamente.
IL PRESEPIO, simbolo cristiano del Natale, era così caro al Nostro, che lo fece dipingere presso l’Altare del Noviziato, nell’Oratorio, insieme con lo Spirito Santo e con il motto: Venite a Bettelemme, perché fosse casa di pane per i novizi, sazi del buon biscotto per tutto il tempo della lor vita nella santa Religione (dalla lettera datata Campi, 20 settembre 1765).
Quale l’atteggiamento che San Pompilio suggerisce per la SANTA NOTTE?
Ritirati, anima mia […] ecco già viene lo Sposo. Vagli all’incontro.*
L’accoglienza del mistero del Natale è sì un fatto comunitario, ma è anche e soprattutto un momento di intima gioia personale.
Tre sono le immagini che ci suggerisce di rendere oggetto di riflessione, guardando a quel Bimbo nella grotta di Betlemme:
un Dio Bambino, che piange per lavare le colpe mie; ed io sempre più imbratto*, che cerca il latte, ma che noi nutriamo col fiele e dissetiamo coll’amarissimo aceto*;
un Dio fasciato, che sta così stretto per me; ed io sempre più mi allargo*, che cerca di essere sciolto e che noi leghiamo con le nostre imperfezioni e con le nostre colpe;
un Dio nel Presepio, che patisce tanto per me; ed io amo li gusti e li spassi di questa vita, che ricerca una stanza migliore*, il nostro cuore, che noi non vogliamo aprirgli.
San Pompilio, ovviamente, raccomanda di non far mancare la Comunione, la mattina del SANTISSIMO NATALE, perché un Dio bambino è una fontana d'acque fresche e care; […]. Un Dio bambino è un giardino pieno di belli frutti; […]. Un Dio bambino è un Palazzo pieno dì galanterie; […].*  In lui solo trova ristoro la nostra anima inquieta, perciò anche noi preghiamo con le sue parole: Sì caro Gesù mio, fatemi correre a questa bella fontana; e se da rami si gustano lì frutti vostri, ah fatemeli gustare ancora a me; e dentro di questo palazzo tanto bello, ah fatemi stare ancora; sì Gesù mio, fatemi abitare dentro le vostre stanze. *
Mi piace concludere questa breve riflessione sul Natale al seguito di San Pompilio, con un saluto e un AUGURIO che sembra rivolto a ciascuno di noi (dalla lettera datata Fano, 27 novembre del 1762):
…Il Santo Natale col buon Principio del Nuovo Anno, con quelle vere consolazioni ripieno, di cui può essere il mio cuore per Lei desiderosissimo, non ho voluto lasciarlo passare, senza scriverne, per darle, con mio sommo rossore, un picciol solo motivo della mia servitù, amicizia e intimo affetto verso di Lei in Dio.

* da alcune lettere a Giovanna Napolitani - fonte Tosti, 1982