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La gioia nell'"Evangelii gaudium" e San Pompilio
di Padre Serafino Perlangeli aSP

La gioia è la caratteristica propria del cristiano; è il suo stile e tenore di vita, senza di essa  non ci si può dire cristiani.
Essa è l’intenzione principale, il suo cuore, il punto dominante della recente Esortazione di Papa Francesco, la “Evangelii gaudium” (EG:  cf p. 8, Ed. Paoline). Il titolo infatti prende il nome dalle prime parole del documento che così inizia: “LA GIOIA DEL VANGELO riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù” (n. 1).
Con Gesù Cristo, dice il Papa, sempre nasce e rinasce la gioia in coloro che si lasciano salvare da lui e che quindi sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento (ivi).
La gioia del Vangelo è quella che niente e nessuno ci potrà mai togliere [cf Gv 16,22]. I mali del mondo - e quelli della Chiesa - continua il Papa, non dovrebbero essere scuse per ridurre il nostro impegno e il nostro fervore. Consideriamoli come sfide per crescere. Inoltre, lo sguardo di fede è capace di riconoscere la luce che sempre lo Spirito Santo diffonde in mezzo all’oscurità, senza dimenticare che  <<dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia>> [Rm 5,20].  La nostra fede è sfidata a intravedere il vino in cui l’acqua può essere trasformata, e a scoprire il grano che cresce in mezzo della zizzania (n. 84). Per tutto ciò … non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione (n. 83).
G. Bernanos bolla il peccato contro la speranza. Nelle prime pagine del Diario di un curato di campagna si legge: <<La Chiesa dispone della gioia, di tutta la parte di gioia riservata a questo triste mondo. Quel che avete fatto contro di essa, l’avete fatto contro la gioia>> (EG, p. 7).  E Papa Bergoglio incalza: <<Un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente una faccia da funerale>>! ( n. 10 e p.7-8). <<Ma per favore mai suore, mai preti con la faccia di “peperoncino in aceto”, mai!  La gioia che viene da Gesù>> (p. 8). << Questa è la prima parola che vorrei dirvi dice il Papa: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo!  E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù>> (p. 10). “Conserviamo la dolce e confortante gioia d’evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime” (p. 10). Il Papa cita S. Paolo per incoraggiare alla gioia: “siate sempre lieti nel Signore. Ve lo ripeto, siate lieti” (Fil 4,4; EG n. 18 e p. 12-13).
Non è concepibile un Vangelo che non sia gioioso (cf p. 13). Ma quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene (cf n. 2 e  p. 13).
Papa Francesco invita ogni cristiano a rinnovare il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta.  Nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore (cf n. 3 e p. 14).
Alcune citazioni bibliche ai nn. 4 e 5 esprimono il desiderio e l’invito alla gioia; essa non è semplicemente promessa, ma donata:
“Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia” (Is  9,2). “Canta ed esulta” (12,6). “Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme”
(40,9). “Giubilate, o cieli, rallegrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perché il Signore consola il suo popolo e ha misericordia dei suoi poveri” (49,13). “Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso!” (Zc 9,9).
“Rallegrati, rallegrata” (Lc 1,28). Giovanni esulta di gioia  nel grembo della madre (cf Lc 1,41). “Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore” (Lc 1,47). “Ora questa mia gioia è piena (Gv 3,29). “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11). “Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia” (Gv 16,22). In seguito essi, vedendolo risorto, “gioirono” (Gv 20,20). 
Alcuni  cristiani  sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua (cf EG, n. 6). L’incontro con il Risorto è il luogo proprio della gioia: ”e i discepoli gioirono a vedere il Signore” (Gv 20,20).

San Pompilio è l’uomo, l’apostolo, l’evangelizzatore, il promotore quasi assillante della gioia. Essa è la caratteristica propria della sua spiritualità. Egli la vive pienamente in prima persona, perché avendo con sé lo Sposo non può non gioire.
Gesù infatti è la gioia di ogni cuore, la pienezza delle aspirazioni dell’uomo (cf Gaudium et spes, n.45/1464). La gioia è il frutto dello Spirito (Gal 5,22), chi ha lo Spirito ha la gioia, segno del regno dell’amore.
S. Pompilio la esprime con “allegria”, “allegramente”, “allegrezza”, “allegro”, “rallegrarsi” e simili; essi ricorrono ora l’uno, ora l’altra, ora l’altra, complessivamente per oltre cento volte nelle sue lettere.
Egli dichiara subito di essere “sempre allegro, sempre giocondo”. Si rallegra per le  notizie e gli avvenimenti lieti. Si rallegra con il Fratel Pietro: “Godo assai che vi troviate in Roma”. “Mi rallegro che abbiate buoni sentimenti della rassegnazione alla volontà di Dio, desiderata da voi”. E scherzando con lui dice: “Si ricorda quando stavamo allegramente?”. Ed esorta: “Si, figlio, serviamo allegramente Dio, perché servire Dio è regnare. Lasciam fare a Dio, figlio, lasciam fare a Dio, lasciamoci nelle divine mani”.
Considerando la brevità della vita ammonisce: “Allegramente! Questa vita è breve; se siamo oggi non saremo domani. Allegramente! Nel Paradiso voglio sforzarmi di fabbricare un Palazzone per tutti i miei parenti. Allegramente! La godremo; qui solo si patisce”.
Bisogna gioire anche negli incomodi e patimenti e abbracciati alla Croce: “Circa di Lugo, bisogna patire; ed io ci sto con allegrezza”. “Lo sposo ci vuole allegri nel patire; e qualora con l’allegrezza non si patisce, ah! non serve, non serve”. ”Quantunque però da me tanto si patisca fra gli incomodi di una osteria, sto allegro però perché la  volontà di Dio deve farsi con allegrezza”.
Conscio dell’utilità dei patimenti, esclama, ancora: “Possa viver patendo, ma con allegrezza e con gusto”. “Non ho avuto un momento di altra allegria se non di patire”.  “Non vorrei altro, Pietro caro, se non essere capace di patire con allegrezza e con gusto”.  “Intendo abbracciare la Croce con tutta allegrezza”. “Il maggior mio penare consiste in non saper ben penare e in non avere il minimo segno di allegrezza”. “Via su, continua, allegramente!”. “Dio vuol essere servito con allegrezza, con gusto, con disinvoltura, con  garbo”. Sto in Croce e vorrei esserci con allegrezza, con gusto”.
Indirizzandosi agli altri: ai suoi amici e o penitenti, S. Pompilio li sprona con ripetuta insistenza ad essere allegri. “Che si stia allegro”. Che si stia allegra”. “Pietro mio, statevi allegro e fate stare allegro il P. Proc. Generale”. “Animo a starsi allegro”. “Animo, animo, allegramente. Stia allegra, lungi da sé la malinconia”.
“Allegra, allegra, senza malinconia”. “Non si rammarichi”. “Non si prenda veruna pena”.
E rincalza: “Che stia allegra, con fare allegramente la volontà di Dio, la quale deve essere adorata con gusto e fatta allegramente”. “La bella volontà di Dio deve farsi con allegrezza e con gusto”.
Fondandosi sulla fiducia in Dio, dice: “Amate essere allegre; abbandonatevi nelle mani divine”.
L’allegrezza è la medicina che ci libera dalla tristezza: “Il vostro medicamento sia lo starvi  allegra”.
“La vera medicina è fare allegramente la volontà di Dio, la quale dev’essere fatta con gusto, e fatta allegramente; il pane della volontà di Dio deve essere mangiato con allegro appetito”.
“Abbandonatevi nelle divine mani, e quanto più potete amate essere allegre”. “Statevi allegre”. Io “me ne rallegro”.
L’incontro con il Signore  è la fonte della gioia; in Lui essa nasce e rinasce e si consolida, se ci si abbandona nelle sue mani (cf EG n. 1). 
“Tristezza e malinconia fuori da casa mia” (S. Filippo Neri).