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San Pompilio Confessore è araldo della Fede
  
di Padre Serafino Perlangeli aSP
La fede è il fondamento della speranza che non delude, perché assicura l’eredità dei Beni eterni, per ora non veduti, ma già pregustati nell’intimo per la stessa fede (cf Ebr 11,1) . Siamo figli di Dio e se figli eredi di Dio coeredi di Cristo (Rm 8,17). Abramo credette in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia (Rm 4,3).
La fede introduce alla vita di comunione con Dio che dona la vita in pienezza (Benedetto XVI, la Porta della Fede, nn. 1.2).
E la fede che si rende operosa per mezzo della carità diventa un nuovo criterio di  intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell’uomo (ib. n. 6). La fede, infatti,
cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia (ib. n. 7).
I credenti, attesta Sant’Agostino, la cui vita fu una ricerca continua della bellezza della fede fino a quando il suo cuore non trovò riposo in Dio, si fortificano credendo
(ib.). Solo credendo, quindi, la fede cresce e si rafforza; non c’è altra possibilità per
possedere certezza sulla propria vita se non abbandonarsi, in un crescendo continuo,
nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più grande perché ha la sua origine
in Dio (ib.). Fare esperienza vuol dire conformarsi a Cristo, cercare il gusto di Dio, essere a suo genio, abbandonarsi totalmente nelle mani di Dio. Dobbiamo lasciare le nostre certezze per vivere l’avventura della ricerca dell’amore più grande, quello che solo Dio potrà darci (cf B. Forte, Oss. Rom. 4/1/2013, p. 6).
La vita di S. Pompilio è stata un continuo conformarsi a Cristo, una vita di fede salda, un continuo abbandonarsi alla volontà di Dio, alle sue condotte divine. Se arrivassimo a comprendere, diceva, quanto ci ami Dio, quando ci manda qualche amarezza, ah! Saremmo contentissimi, e lo ringrazieremmo con la faccia per terra (lett. XL). Aderire a Dio è un bene: ecco  il vero Bene; ed ecco la vera felicità in questo mondo (cf lett  XLII).
Usava, invero, altre espressioni significative, incoraggianti che inculcano la fede, la fiducia in Dio e invitano all’esercizio delle sode virtù, abbandonandosi completamente nelle mani di Dio:
Lasciamo fare a Dio, mentre Dio opererà (cf lett CLXXXI). Abbandono in Dio. Benedetto l’uomo che si affida al Signore (cf lett VII). Ho terminato la corsa, ho conservato la fede, in unione intima con lo Sposo divino (cf lettXVI).
Richiedeva una viva fede affidandosi a Dio: Viva fede a Dio, a Dio. Dio farà tutto. Dio ci penserà. Dio, Dio, Dio (cf lett CLXXXIX). Fede viva a Dio, esortava, e stiamocene abbandonati nel gran seno immenso divino. Egli ci dona miele dalla roccia e olio dal sasso. Afferriamoci  a Dio
(cf lett CCI). Abbandònati in Dio. Viva fede, insisteva ancora. Lascia il parlare interno ed esterno (cf lett. 17). Esercitati nelle virtù e cresci nella fede (cf lett 27). 
Ancora:  Fede, fede e non discorsi. Chi discorre non crede e chi non crede non ama (cf lett 68).
Fate atti di amore, atti di fede. Santa fede io vi adoro e credo quanto voi tenete nascosto (cf lett 92.
Fate la professione di fede, diceva, cioè recitate il credo (cf lett 98), d’accordo con quanto  scrive Benedetto XVI in  LA PORTA DELLA FEDE, al n. 9:  Non a caso, nei primi secoli i cristiani erano tenuti ad imparare a memoria il Credo. Questo serviva loro come preghiera quotidiana per non dimenticare l’impegno assunto con il Battesimo. Gli fa eco Sant’Agostino che nella consegna del Credo, dice: Il simbolo del santo mistero che avete ricevuto tutti insieme e che oggi avete reso uno per uno, sono le parole su cui è costruita con saldezza la fede della madre Chiesa sopra il fondamento stabile che è Cristo Signore (ib).
E ancora, esortava S. Pompilio:  Fate atti di Fede, credendo nel ricevere Gesù (cf lett 102). Una fede viva abbiate, perché dalla divina Grazia sarete condotta alle cime sublimi della perfezione 
(cf lett 123). La bella luce della santa Fede, infatti, è un mezzo assai caro per farti arrivare alla unione con Dio (cf lett. 131). Allora con fede viva si eseguisca il divino volere in ogni cosa e non dubitate (cf lett 136). Operate, quindi, con fede intrepida, e tutta datevi ad essere maneggiata dal caro Signore (cf lett 151). Non perdete mai la viva fede, dunque, e lasciate fare a Dio (cf lett 156).
Date, perciò, gusto a Dio col crescere nelle vere virtù teologali: Fede, Speranza e Carità (cf lett 162)
E rinserratevi con fede nel cuore divino e là statevene col vostro cuore (cf lett 158).
Con queste ed altre bellissime e numerose espressioni S. Pompilio cercava di introdurre i suoi fedeli devoti, attraverso la Porta della Fede, illuminati dalla Parola di Dio e plasmati dalla grazia che trasforma, alla vita di comunione con Dio (cf La Porta della Fede, n. 1).