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San Pompilio Maria Pirrotti
Amico dei poveri e dei giovani
di Giuseppina Luongo Bartolini


CAPITOLO 1
Introduzione
            San Pompilio Maria Pirrotti appartiene a quella schiera di Santi dei quali si impadronisce, a volte, la pietà dei fedeli elevandoli, oltre ogni ricerca e puntualità storiografica, al cielo del miracolo.
            Oltre mille lettere, molte delle quali biografiche, e altri scritti del Santo, sparsi qua e là negli archivi dell'Ordine, oggi pubblicati in tre volumi, e documenti di indiscusso valore e interesse, stranamente non avevano richiamato l'attenzione dei Confratelli. Sicché, le prime biografie del Santo ne offrono un'immagine generica. Basata spesso su disquisizioni teologiche e morali, su una pietà ingenua e primitiva, almeno fino alla canonizzazione avvenuta nel 1934, dopo duecento anni dalla sua ordinazione sacerdotale, avvenuta in Brindisi.
            Fatti della massima importanza ci consentono di illustrare, sullo sfondo dell'epoca in cui visse, gli aspetti più salienti della sua personalità, che appare unica e irripetibile. L'ambiente della società civile ed ecclesiastico del sec. XVIII presentava fratture insanabili. L'illuminismo filosofico, con portato del giurisdizionalismo, scavava solchi profondi all'interno del tessuto sociale. Il giansenismo, superato sul piano dogmatico, aveva aperto ad una morale severa, carica di timore e tremore, dando luogo ad atteggiamenti ipocriti ed oppressivi.
            La devozione definita del giusto e dei piccoli obblighi, inaridiva le anime desiderose d'assoluto, in un secolo da molti definito ascetico e ateo, mentre il panorama della santità appariva assai mosso, grazie a personalità di grande spessore, tra cui S. Leonardo da Porto Maurizio (1675-1751), S. Paolo della Croce (1694-1775), S. Alfonso Maria de' Liguori (1696- 1788) e S. Pompilio Maria Pirrotti (1710 - 1766).
            Questi appare subito vittima delle contraddizioni del tempo suo.

I primi anni di vita a Montecalvo
            Nacque il 29 settembre 1710, a Montecalvo Irpino (AV), nella diocesi di Benevento. Gli venne imposto il nome di Domenico, uomo del Signore. Fu Battezzato il 30 settembre 1710 nella Chiesa Collegiata di S. Maria, la stessa dove il 9 dicembre 1714 a soli 4 anni riceve il Sacramento della Cresima dal vescovo di Trevico, Mons. Simone Veglini.
            Di famiglia gentilizia, se non nobile, i Pirrotti godevano di grande prestigio in Irpinia: Honor et virtus in domo Pirrotti semper era il motto araldico. Educato dal padre Girolamo, Professore in Legge, e dalla madre Orsola Bozzuti, apprese uno stile di vita integerrima, espressa in signorilità, sensibilità, delicatezza e obiettività, scriverà al fratello Carlo eletto canonico della Collegiata: … io mi rallegro della dignità ottenuta, e non cesserò di pregare Iddio, acciorchè questo piccolo onore le sia porta per conseguire di mano in mano onori maggiori adattati agli onori ricevuti dai nostri antenati, secondo il bello adagio intagliato nella finestra dei magazzeni nostri: Nobiliora altiora petunt.
            Da piccolo amava visitare la cappella di famiglia, non lontana dal paese, dedicata alla Madonna dell’Abbondanza. Era in un fondo di proprietà della famiglia e vi era annesso un piccolo beneficio; da Ancona, il 12 aprile 1764, raccomanderà al fratello Michele: ...vorrei, se io mai potessi avvantaggiare quel beneficio e mettere in doveroso culto di venerazione quella santa Immagine, che dovrebbe essere a cuore a noi altri di tal discendenza, avendo avuta la situazione dai nostri Antenati, che furon devoti di Maria Vergine, e poner vollero tutta la discendenza nostra sotto la direzione, protezione e guardia di Maria Vergine. Un amore verso la Madonna che chiamerà sempre Mamma Bella e che si manifestò sin dalla sua tenera età. Cosi dichiara un testimone ai processi di beatificazione: …un giorno il servo di Dio in una stanza, dove si ammassavano delle vecchie robe della famiglia, trovò in casa un’immagine di Maria Santissima, la quale fu presa dal fanciullo e fu portata alla madre, pregandola caldamente che l’avesse custodita, perché quell’immagine sarebbe posta sull’altare che andrebbe a farsi nella sua casa, dov’egli avrebbe celebrato la messa; infatti così avvenne.
            E a Don Marcantonio Di Annibale, amico di viaggio e suo primo biografo, confiderà: ... nella mia patria di Montecalvo, possedeva ancora un podere così bello e ameno... Ogni anno mi portava, la vigilia dell'Ascensione che oggi ricorre, mi faceva empire un vaso d'acqua, mi ponevo in orazione nell'aperta campagna vicino al vaso, nell'età mia di dodici anni, ed alla mezzanotte scendeva l'angelo dal cielo a benedire quell'acqua che poi dava a bevere agli infermi che risanavano.        

La Vocazione
            Nel piano dei genitori, era destinato a guidare la famiglia e a tramandare, onoratamente, la casa dei Pirrotti. Non così, in quello del Signore.
            La vicenda della vocazione religiosa di San Pompilio presenta aspetti inediti e straordinari. Già tre suoi fratelli, Pompilio (chierico del Seminario di Benevento che a 18 anni, nel 1719, lasciò la terra con grande fama di santità e da cui prenderà il nome), Francesco e Bartolomeo, avevano scelto la via del convento. A quindici anni, il pio giovinetto pregava perché si facesse luce nella sua anima. Di un ritiro spirituale si conservano i suoi proponimenti, propositi, conclusioni. La scelta è fatta. Seguirà il Signore. Non attende altro che l'indicazione da Dio. E intervenne una circostanza provvidenziale. Un giovane religioso, degli Scolopi di Benevento, P. Nicolò Maria Severino di S. Pietro, era giunto in Montecalvo nella Quaresima del 1726. Pompilio Pirrotti frequentatore assiduo delle sue prediche, volle incontrarlo, chiedergli notizie dell'Ordine, del Fondatore, della missione. Si trattava di un Ordine povero, già assai discusso e già una volta soppresso, inoltre sconsigliatogli dai genitori. Ed una notte, nascostamente, egli lasciò la casa. Con l'unico abito addosso. Salutò i suoi con un biglietto di congedo: Non stimerete per mancanza alcuna la mia fuga senza vostra licenza, imperocché nel Vangelo è scritto, che se il padre si ponesse sopra la soglia  della porta per impedire al figlio a fuggirsene per servire a Dio, può senza alcun peccato calpestarlo, e fuggire al servizio di Dio…e per fine mi getto ai vostri beatifici piede, e gli ritorno a domandare la santa Benedizione. Venne accolto, per il momento, nella vicina Benevento, nel convento di San Domenico, dove viveva il fratello Raffaele. Poi lo raggiunsero i genitori. Inutilmente.  Entrò cosi, nella comunità dei Padri Scolopi di quella città

Ricuso di essere o santo solo o dotto solo, ma santo e dotto insieme.
            Intanto, si applica allo studio della figura di Giuseppe Calasanzio, delle Scuole Pie, dell'educazione dei giovani. Avverte il fascino del Fondatore che seppe creare in Roma la prima Scuola popolare d’Europa, in cui s'impartiscono i primi insegnamenti di dottrina cristiana e nozioni di istruzione elementare. Si commuove leggendo che il Calasanzio, all'età di 87 anni, 1'8 agosto 1642, venne condotto a piedi per le vie di Roma, incatenato, fino alle carceri del Sant'Uffìzio; che l'Ordine degli Scolopi venne disciolto; che quattro anni dopo egli moriva (15 agosto 1648), assicurando i suoi discepoli che l'Opera delle Scuole Pie sarebbe ben presto risorta. Infatti, Alessandro VII, il 12 marzo 1656, restituiva agli Scolopi la fisionomia di Congregazione religiosa con voti semplici, e  Clemente IX di Ordine religioso con voti solenni, il 23 ottobre 1669.
            Dopo un periodo di prova a Benevento, il giovane Pirrotti fu inviato a Napoli per il suo noviziato formalmente, il 2 febbraio 1727. Il futuro Scolopio sarà plasmato alla rinuncia ad ogni velleità, improntandosi ad una povertà dignitosa, serenamente accettata e messa in pratica.
            Si svestirà degli affetti di sangue, amicizia, interessi. Lieviterà tutta la sua vita di preghiera e mortificazione. I voti di obbedienza, castità, povertà sono le stelle delle Scuole Pie. E fu il Religioso Pirrotti dei Chierici Poveri della Madre di Dio. L’anno successivo, derogando dalla Regola, fu ammesso alla Professione solenne e, in data 25 marzo 1728, giurò perpetua fedeltà nelle Scuole Pie, nelle quali professò col nome di Pompilio Maria di San Nicola. Scriveva al padre suo : ...ricus, di essere o santo solo o dotto solo, ma santo e dotto insieme.
            Trascorse due anni a Chieti. Iniziato nella clerical tonsura (5 febbraio 1729), il giorno dopo riceveva gli Ordini minori dalle mani del Vescovo Scolopio di Ripatransone, Mons. Francesco Andrea Correa. Egli aveva diciotto anni. Nell'estate 1730, trascorse un lungo periodo in famiglia, a Montecalvo, accolto a braccia aperte, per rimettersi in salute, prima di iniziare gli studi superiori. Per l'anno di studi 1730-31, fu trasferito a Melfi, preceduto da una lettera del Superiore Maggiore ... per non riaccendere di bel nuovo quel fuoco, che se non è del tutto estinto, spero che con la sua attenzione e destrezza si estinguerà.
            Di quale fuoco si parla? Impossibile determinarlo.
            Così, fratel Pirrotti era tenuto sotto sorveglianza. In quattro lettere ch'egli scrive al padre (Giugno-Agosto 1731) parla del suo malessere: ...insomma, mozzichiamo l'assenzio, beviamo il fiele inghiottiamo, Signore Padre carissimo, l'aceto delle amarezze temporali. Avverte il fisico debilitato. Intanto, approfondiva S. Tommaso. E, dal Vescovo, Mons. Lioni, gli veniva chiesto di predicare, essendo in corso il Giubileo. Il P. Provinciale, informato che il professo viveva in posizione privilegiata per la spiccata simpatia di cui lo graziava il Presule, al termine dell'anno scolastico 1731, gli mandò l'obbedienza per Chieti. Venne, successivamente, fra l'ottobre e il novembre 1732, trasferito a Turi, nelle Murge, in provincia di Bari, quale maestro di scuola primaria. E ne racconta: ...io attendo a farmi una scuola mia, la quale è un poco faticosa, con grandissimo decoro e rispetto… e, quindi: ...Spetta al nostro Istituto insegnare ai fanciulli, fin dai primi elementi, a ben leggere, a far di conto, la lingua latina, e soprattutto la pietà e la dottrina cristiana; e tutto ciò con la massima possibile facilità. La grande pedagogia calasanziana è l'amore, anche se il Fondatore insiste, con la mentalità del suo tempo, sui castighi.

Sacerdote.
            Il 28 febbraio, a Brindisi, gli venne conferito il suddiaconato in forma privata. Fu ordinato sacerdote nel Monastero femminile di S. Benedetto. Così scriverà al Padre il 13 giugno 1734: Io fui ordinato Sacerdote con la dispensa il 20 di marzo dall’Arcivescovo di Brindisi Mons. Andrea Maddalena e cantai poi la prima messa il 25 marzo, giorno della Vergine Annunziata. Come è stato detto, Padre Pirrotti fu grande oppositore del giansenismo che faceva, allora, proseliti nel popolo. C’è una sua pagina che ne chiarisce la proposizione teologica. Da Ancona, L’11 ottobre, 1764, accusato, perseguitato, e privo della facoltà di confessare e di predicare, scriverà a fratel Pietro, ...impari bene a compatire, a compassionar, a non meravigliarsi, perché la nostra depravata natura pronta est ad malum ab adolescentia sua; e osservi bene ella, caro mio Pietro, non dirsi dello Spirito Santo essere inclinata la nostra natura al male fin da che nacque; perché la natività l'ebbe dalle mani di Dio, e Dio forni l'uomo diritto e bene inclinato. .. di modo che senza la divina grazia non può egli, l'uomo, più compromettersi.... È la chiara confutazione della tesi pelagiana e un addolcimento di quella giansenista.
            Dove Padre Pirrotti si rivela antesignano di questo atteggiamento, è verso il Sacramento Eucaristico.
            Infatti, il rigorismo che esigeva, fra l'altro, disposizioni sconfortanti per ricevere la Comunione, al punto da renderla quasi inaccessibile, è superato da lui che può, nel sec. XVIII, essere ritenuto l'apostolo della Comunione quotidiana, perché considera l'Eucaristia medicina dell'anima. Invano si attenderebbero dai suoi scritti approfondimenti teologici. La sua dottrina è pratica, piana. In ogni sua missiva, specialmente di direzione spirituale, l'Eucaristia ha un ricordo particolare. Questa pia pratica era tanto rara che Padre Pirrotti venne accusato di Quietismo, presso l'Arcivescovo di Chieti.
            Intanto, Mons. Maddalena, Vescovo di Brindisi, invita Padre Pirrotti, signorile nella sua austerità, franco nel dialogo e sereno nell'aspetto, a tenere la predica per il Santo Nome di Maria, nella cappella del suo Episcopio.
            Ma egli ha problemi di salute. Scrive al padre: ...il petto con dolori fierissimi mi ha travagliato e ancora mi travaglia.. avendo sputato ancora un poco di sangue …. Oltre la scuola, la vita comunitaria, la predicazione e le confessioni, Padre Pompilio ha da assolvere ad un ulteriore servigio: è assistente spirituale dell'Arciconfraternita della Morte di Francavilla Fontana. Incarico esercitato con sommo zelo ed attività, e con molto profitto delle anime alla sua cura affidate
             Significava essere maestri in una scuola di non comune spiritualità.
            Sicché, nel Catalogo della famiglia religiosa di Francavilla si attesta che, nonostante la giovane età e la debilitata salute, egli afferma di possedere una grande attitudine al ministero delle anime. E in questa città, nell'autunno 1733, quale maestro di Retorica, dimostra una vasta erudizione e buona maturità umana e religiosa.
            Desiderava invano avvicinarsi a casa.

La conversione di Brindisi
            Nell'ottobre - novembre 1736, mentre è a Brindisi. vive un momento assai importante, testimoniato da documenti che vanno dal 16 gennaio 1737 al 19 gennaio 1738, e che parlano di  una conversione che lo porta ad interiorizzare più profondamente il pensiero della morte, che già aveva informato gli atti più significativi, fin dalla sua adolescenza. Ed ecco che, durante la notte del primo giorno, la cella di fratel Pompilio, si colora di rosso intenso; ai piedi del Crocifisso egli emette la confessione generale dei suoi peccati: di pensiero, di parole, opere, contro i Comandamenti di Dio, i cinque precetti della Chiesa, i voti.
            Chiede misericordia. Conclude: O pietoso Gesù, per il tuo amore, per i tuoi dolori, abbi pietà di me e salvami.
            Nella serata del 19 dicembre, genuflesso ancora davanti al Crocifisso, rinnova il dolore e il proposito. Sprezzo tutto il mondo. Sprezzo ogni cosa al mondo. Deus meus et omnia. Patimenti voglio, in questa vita, sì, caro Gesù. Il Signore lo prenderà in parola.
            Ecco, nella notte di Natale, la sua vibrante protesta: Ti prometto, Gesù mio, che io del mondo altro non ne voglio se non quello avuto da Te, cioè patimenti e disprezzi….
            Il 19 gennaio: ... rinuncio al demonio, al mondo, alla carne... m'abbraccio con Voi, mio Dio.
            D'ora innanzi, più che nel passato, P. Pirrotti passerà dalle strutture dell'uomo vecchio a quelle di Dio. Trasformerà le energie intime in amore e le utilizzerà a servizio della fraternità.
            Ad Ortona, dove veniva fondato un Collegio di Scolopi, Padre Pompilio, maestro di scuola per il Seminario, dava al suo insegnamento un'impostazione nuova che esigeva la continua assistenza dei giovani aspiranti al sacerdozio.
            La città era retta dai Borbone, fin dal 1732, che vigilavano molto sul clero. Compito ingrato spettava al Pirrotti, vicerettore. Il contatto coi genitori e parenti dei poveri lo avvicinava ai figli di contadini, modesti artigiani, bisognosi per la retta, la biancheria, gli abiti, testi scolastici. Bisognava picchiare alle porte blasonate. Egli stesso andava questuando il grano con la sacca.
            La mancanza di sano nutrimento rendeva gli alunni nervosi, indisciplinati e non leali. Egli precisa queste condizioni nella lettera-relazione al Padre generale, il 21 agosto 1739.
Ad Ortona, il Pirrotti era diventato un personaggio di primaria importanza. Si ricorreva a lui e la sua disponibilità non aveva confini.
            Si ricorda che: stava in ginocchio insegnando e disciplinando li suoi studenti.. da circa tré anni, sempre in ginocchioni spiegava libri e dettava latini... ed insegnava tutte le scienze... e non lasciava di predicare, confermare, raccomandare anime... .
Era stimato e onorato per gran servo di Dio e letterato e, nello stesso concetto, era tenuto dal Vescovo Amalfetani della predetta Città" (dice Don Marcantonio). ... Non mangiava in refettorio, si bene nella stanza si cibava di pane nero, muffito e di povere mele selvagge, pizze di grano d'India, per così contenere il suo corpo a cui aggiungeva dure e lunghe discipline.
     Ravvolto in un mantello, sulla nuda terra, egli cedeva al sonno per poche ore. Poi alternava lo studio alle preghiere e stendeva su carta le risposte di cui era stato richiesto. Il Di Annibale ebbe la certezza che lo Scolopio avesse il dono della profezia. E si va delineando, per tal via, la figura del futuro Santo.
            A poco a poco, la sua cattedra di educatore va acquistando un metro grandioso: chiese, oratori, cattedrali, e piazze sono il suo pulpito, per la sua figura emaciata e raccolta, lo sguardo cristallino, la voce pacata e calda. Ma una rievangelizzazione richiede l'autorizzazione pontifìcia di Missionario Apostolico.
             La chiese a Papa Benedetto XIV, che non gli risponderà mai. Tuttavia, non rinuncerà alla sua missione. E, per non resistere al Signore, diventerà un religioso  sorvegliato, amareggiato e perseguitato. Dall'inizio dell'anno scolastico 1742, è a Lanciano. È un momento essenziale nella sua vita e determina le future tappe della sua esistenza. Attende anche alla direzione spirituale della Congregazione della Morte e Orazione, un'accolta di fedeli appartenenti al ceto dei Nobili e dei Magnifici della città. In questo incarico, poteva esercitare un'influenza profonda, tanto più che ormai era punto di riferimento per molti. Inaspettata, il 31 marzo 1744, riceve l'obbedienza per Napoli.             La Guerra di successione austriaca che, per tanti anni, provocò lo scorazzamento degli eserciti anche in Abruzzo, la salute percossa e gli incarichi di predicazione, procrastinarono il viaggio. Ma che a Lanciano qualcosa non andasse, egli lo avvertiva.
            Il clero diocesano sentiva mortificazione e rimprovero nel suo atteggiamento, vedendolo come pietra di paragone. La comunità scolopica era turbata dalle Messe affollatissime, dal confessionale e dal parlatorio assiepati, parlatorio, dal capezzale dei moribondi, a cui era continuamente chiamato.
            Il 5 novembre, P. Manconi ingiungeva a P. Calò, il Provinciale: Stimerei ben fatto che V.R., con qualche prudente mezzo termine, allontanasse dalla Diocesi di Chieti e Lanciano il P. Pompilio, nelle quali intendo che gli sia sospesa la facoltà di predicare. E fu un colpo terribile per lui.
          La Congregazione Generale, per prudenza, il 21 luglio 1747, deliberò l'immediato allontanamento da Lanciano e la sua destinazione a Napoli.