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Relazione di restauro
di Giuseppe Muollo
Soprintendenza Bappsad di Salerno e Avellino


Presentazione del recupero, restauro e valorizzazione della Fonte Battesimale e dei Capitelli erratici di Santa Maria Maggiore in Montecalvo
La presentazione del restauro del fonte e dei capitelli è l’ultimo atto, allo stato, di una intensa collaborazione creatasi tra la Soprintendenza di Salerno e Avellino e la parrocchia di San Pompilio, guidata e governata da Don Teodoro Rapuano, al quale va tutto il mio apprezzamento.
Una collaborazione protetta dalla presenza costante della Madonna dell’Abbondanza,rinvenuta nel sottoscala di casa Pirrotti il 16 marzo del 2001, durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio per l’erigendo museo pompiliano dal maestro muratore Carlo D’Agostino.
L’8 marzo del 2003 presentammo il restauro del portale della Cappella Carafa, a distanza di un anno presentiamo il restauro del fonte battesimale e dei capitelli;due capitelli figurati che fanno mostra di una qualità alta per la tecnica di esecuzione, rispetto alle cose realizzate nel primo cinquantennio del secolo XII in Irpinia e di cui a breve vi parlerà da par suo, il professore Francesco Gandolfo che ringrazio sin d’ora della sua squisita disponibilità per aver accettato di buon grado il mio invito.
IL fonte Battesimale collocato in controfacciata della navata laterale sinistra, è costituita da un sarcofago in pietra riutilizzato come vasca, sulla cui parete lunga è presente una iscrizione riferita al 1491.
L’iscrizione sciolta dalle abbreviazioni può essere così letta:

AN(N) O ◊ DOMINI ○ M ○ 4
9I ◊ HOC OP(US) F(ACTUM) ◊ F(UIT) X
XIIII M(ENSE) S(EPTMBRIS) X I(N)d(ictione)

Il sarcofago poggiava su due capitelli a loro volta poggianti su due rocchi di colonna innestati nel pavimento, posto ad una quota inferiore del pavimento della chiesa.
I capitelli ad una prima lettura, messi in rapporto allo stile architettonico della chiesa, denunciavano per le loro forme un’epoca sicuramente più antica. Essi risultavano essere stati privati di uno dei quattro lati, per essere stati utilizzati in passato per funzioni diverse .Durante il restauro si è potuto accertare che i capitelli erano stati lavorati su tre lati ed erano quindi collocati in origine in una posizione d’angolo.
Il capitello sulla destra si presentava costituito alla base da una corona di foglie d’acanto, da cui si diramano due caulicoli a forma di ghirlanda al centro della quale spunta una testina di felino molto ben concepita e sul lato destro si intravedevano forme plastiche a caulicolo terminanti forse con due fiori ai lati ed uno al centro.
Il capitello di sinistra invece, molto più di impatto, è costituito da una testa maschile a forma trapezoidale, con barba e baffi realizzata in modo molto lineare così come le rigature delle sopraciglie degli occhi sgranati, racchiusa in due grosse foglie di palma. La loro datazione fu collocata durante un sopralluogo che effettuai nel 2000 con il prof. Gandolfo intorno alla prima metà del XII secolo.
Il fonte battesimale in antico era sormontato da una struttura in legno piramidale oggi non più esistente, esso presenta resti di policromia originale: un finto marmo di rapidissima esecuzione: una base giallo ocra uniforme senza sfumature e delle venature rosse. Il colore è applicato direttamente sulla pietra del prospetto principale, mentre sui lati corti laterali l’artista si serve di una preparazione di fondo di stucco bianco.
La parte posteriore è semplicemente scalpellata e questo elemento fa ritenere che il manufatto fosse stato concepito in origine per altra funzione addossato quindi ad una muratura atteso anche il foro esistente sul lato corto della parte di destra.
Un colore verde ricopriva non solo la policromia del sarcofago ma anche i due capitelli.
La pulitura dei capitelli ha messo in evidenza l’utilizzo dell’argento per le pupille degli occhi della figura maschile, dei due felini e del serpente, uniche e preziose testimonianze di una policromia perduta
Durante i lavori di smontaggio dei vari elementi che compongono il sarcofago (vasca battesimale, capitelli, rocchi di colonna) è emerso che la sua stabilità era compromessa dalla mancanza assoluta di perni resi solidali al materiale lapideo tramite piombo presso fuso.
L’assemblaggio tra rocchi di colonna (rivelatisi realizzati in arenaria locale), capitelli e fonte battesimale era costituito solo ed esclusivamente da gesso autolivellante, assolutamente incoerente e privo di leganti.
Il gesso, infatti, colato sulla superficie piana dei rocchi di colonna e sulla parte superiore dei capitelli, quest’ultima resecata in modo tale da creare un alloggiamento per posizionarvi un architrave in un precedente riutilizzo dei capitelli, aveva ottundo gran parte del capitello figurato di destra tanto da non poterne leggere l’eleganza delle forme plastiche.
Si è reso pertanto necessario rimuovere il pavimento dell’area battesimale, sottoposto al piano pavimentale dell’edificio sacro, costituito da mattonelle di gres moderne antiestetiche e diverse da quelle in cotto naturale a losanghe che ricoprono la pavimentazione della chiesa e le lastre in pietra di delimitazione dell’area del fonte battesimale.
La sostruzione del fonte era costituita da un piccolo massetto malamente realizzato con una rete elettrosaldata da Ø 5 poggiante direttamente sul terreno sottostante e non su di un magrone come la regola dell’arte impone.
Verificato infine che l’assemblaggio, in modo assolutamente arbitrario, tra fonte battesimale, rocchi e capitelli è stato effettuato a seguito del terremoto dell’ 8 agosto del 1930 e sicuramente dopo il 1937, anno in cui iniziarono i lavori di ristrutturazione e di restauro della chiesa,come abbiamo potuto già constatare con lo spostamento dell’altare maggiore che occupava lo spazio dell’arco trionfale, sulla parete di fondo dell’area presbiteriale,rinvenendo dietro il tabernacolo un foglio di calendario del 1936 con l’annotazione delle operazioni di posizionamento dell’altare maggiore della chiesa del Santissimo sotto l’arco trionfale.Il capomastro Coletti Oriente , da San Donato di Comino in provincia di Frosinone,volle lasciare memoria di sé,annotando i suoi dati anagrafici :sono nato il 14 aprile 1908 e sono domiciliato a Montecalvo, nonché la data dell’intervento dei lavori di restauro e di trasformazione avvenuti a seguito dell’evento sismico dell’agosto del 1930;infatti egli annota : a dì 16 giugno 1937,XV dell’Era Fascista.
Considerato poi la diversità di stili e di epoca dei diversi manufatti, si è ritenuto utile musealizzare i capitelli al fine di una migliore godibilità e fruibilità degli stessi.
Si è anche ritenuto di dover riportare l’area del fonte battesimale alla quota dell’attuale piano di calpestio della chiesa per renderla funzionale alle operazioni del sacramento del Battesimo; il fonte è stato posizionato su due pilastrini di forma parallelepipeda realizzati in muratura di mattoni rivestiti con intonaco a finitura speciale.
Dalla lettura del registro delle Sacre Visite effettuate a Montecalvo dal Cardinale di Benevento Vincenzo Maria Orsini, futuro Papa Benedetto XIII, per l’anno 1689 il Cardinale dispone e fa annotare: “ … la bocca del fonte si slarghi dalla parte di avanti otto altre dita più per potervi con più comodo battezzare per immersione giusta il decreto del medesimo Concilio; che la portella della bocca del fonte si fermi con chiodetti o uncinetti di ferro in faccia alla tavola, quando si apre, acciò si levi il pericolo di cadere in testa del battezzando. Per il piano del pavimento del Battisterio e propriamente a piè del fonte, si faccia il sagrario a tenore delle rescritto Ecclesiastico …. e si serri con fabbrica l’altro che vi è accanto la porta minore”.
Questa testimonianza lascia supporre che a tale data fu attuata una prima trasformazione dell’originario assetto dell’area battesimale ,sostituendo il vecchio fonte non più utilizzabile per le nuove esigenze liturgiche del battesimo, vale a dire il battesimo per immersione, con l’attuale sarcofago, più grande del precedente .
Il Cardinale Orsini infatti, così conclude le prescrizioni afferenti l’uso del Battistero: “ … si accomodino decentemente li cancelli di legno e vi si facciano da Parrochi due chiavi per uso, e servizio loro, essendo questo Battisterio ad amendue comune” … e verificato che non sarebbe stato possibile allargare il fonte esistente “otto altre dita”così suggerisce ai curati dell’epoca “… e che il vato che serviva prima per battezzare serva in avvenire per lavare i purificatoi, corporali e palle”. Ed infatti, la piccola vasca che sottende l’attuale mensa dell’altare maggiore ,qualche anno addietro fu smontata proprio dalla sacrestia ,dove assolveva quanto disposto dal Cardinale Orsini.