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IL CALVARIO
Contrada San Vito
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: “Ho sete”. (Gv 19,28)

Il Crocifisso, con accanto la scritta “ho sete”, è stato collocato in questo luogo in ricordo del Pellegrinaggio Parrocchiale a Medjugorje del 2014.
I pellegrini donandolo al Centro Parrocchiale, hanno voluto lasciare un segno tangibile a ricordo non solo del pellegrinaggio ma soprattutto della Via  Crucis  compiuta  sul  Krisevac.
L’espressione di Gesù in croce: “Ho sete”, ricorda anche quella pronunciata nel suo incontro con la Samaritana al pozzo: “Dammi da bere” (Gv 4,7).
Due esempi della sete di Cristo: nel primo è stanco per le sue fatiche, seduto ad un pozzo (cf. Gv 4,6) e ora, affranto per la Sua sofferenza sulla Croce… e in entrambi i casi, ha sete nello stesso senso: non per mancanza, ma per sovrabbondanza… un desiderio ardente di ricevere l’amore dei cuori umani e di riempirli mediante la carità divina.
Possiamo e dovremmo certamente capire che entrambi questi casi rivelano un vero bisogno del corpo… nel primo, dovuto alla stanchezza fisica del viaggio e dell’insegnamento… nel secondo, alla perdita di sangue.
Ma sappiamo anche che il Signore utilizza sempre ciò che è naturale per elevare il nostro sguardo al soprannaturale… dal sensibile o visibile a ciò che è nascosto e misterioso. In nessuna parte del Vangelo Gesù si lamenta del malessere fisico, e così le sue parole insistenti “Ho sete” trasmettono un invito spirituale, sublime, al quale dobbiamo rispondere… anzi, per il quale siamo creati. Con rispetto, possiamo dire che non è tanto la bocca del Signore ad essere asciutta, ma il Suo cuore.
In ebraico, la stessa parola significa sia “sete” che “anima”, così come il Salvatore del mondo anela ardentemente all’anima-acqua, all’amore, del Suo popolo… l’anima umana è creata per avere sete di Dio… anche Dio desidera profondamente l’amore dell’uomo.
Nei Salmi troviamo questi versi:

“Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.”
(Sal 42:1-2)
“O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, ha sete di te l’anima mia;      desidera te la mia carne, in terra arida, assetata, senz’acqua.” (Sal 63:1)
“A te protendo le mie mani, sono davanti a te come terra assetata.”
Nella pienezza della sua umanità, Gesù ha pregato con queste parole.
Ma nei Salmi ritroviamo anche questo: “quando avevo sete mi hanno dato aceto” (Sal 69:22) e così avvenne sul Calvario, come riportato da san Giovanni: “Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca… Gesù… preso l’aceto…” (Gv 19:29,30) L’aceto simboleggia il rifiuto dell’uomo verso Dio, il sapore amaro del peccato, che il Figlio di Dio ha dolorosamente accettato. Questa è la prova che il Signore non ci respinge neanche quando noi lo respingiamo.
Al pozzo in Samaria, Gesù disse: “ …ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna.” (Gv 4,14)
… e poi nel tempio, come riportato sempre da san Giovanni: “Gesù, ritto in piedi, gridò: ‘Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva’ ” (Gv 7,37)
Per sentire l’effetto delle parole di Gesù “Ho sete”, dobbiamo stare ai piedi della croce con la Madonna, san Giovanni Evangelista e S. Maria Maddalena. Queste tre figure restano al Calvario quando tutti sono fuggiti. Che cosa li teneva lì? La purezza del cuore. Solo nella misura in cui desideriamo e lavoriamo per raggiungere la purezza del cuore - amare il Signore nostro Dio con tutto il cuore, la mente, l’anima e la forza… e non avere dèi stranieri prima di Lui - solo allora sentiremo la voce di Gesù assetato del nostro amore. Certamente, nel momento in cui parlava, Gesù aveva previsto tutte le scuse che gli sarebbero state opposte nel corso del tempo… tutta la nostra negligenza e la nostra malizia.
Questa conoscenza deve aver acuito il Suo grido… il dolore di un amore non corrisposto. Sappiamo che, contro la volontà di Dio ed il nostro stesso bene, cerchiamo altrove soddisfazione ed affetto. Ci manca una fiducia semplice in Dio… siamo troppo autosufficienti, troppo impressionati dei nostri stessi risultati… la nostra non è la “sete di giustizia” alla quale Gesù esorta nelle Beatitudini (Mt 5:6). Facciamo bene a richiamare alla mente le parole del profeta Geremia: “il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua.” (Ger 2,13)
Se vogliamo saziare la sete di Gesù sulla croce, dobbiamo pregare di avere un cuore puro per poter ascoltarLo e rispondere… per mettere da parte il peccato, per lottare contro l’egoismo e l’orgoglio.
Dio ha sete che noi possiamo avere sete di Lui. Se le ultime parole: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” rivelano la sofferenza dell’uomo senza Dio, queste parole - “Ho sete”- rivelano la sofferenza di Dio senza l’uomo. Ha sete per il nostro bene.
HO SETE